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Trani accoglie il tour di Renzi, impressioni di Ottobre di uno show politico in salsa americana

Per questo tour, la musica è sempre la stessa: We are young (Fun). Entra in Sala con un pantalone beige, camicia bianca aderente con le maniche arrotolote per dare un senso di gioventù e volontà di fare.

Renzi si è fatto attendere oltre un'ora da un folto numero di tranesi e non solo, gente del Pd (fuoriusciti e non) e non solo, non è riuscito a fare di meglio dopo una giornata passata in camper tra le strade della Puglia e soprattutto dopo un'intervista esclusiva con Fabio Volo (sempre all'interno del camper) durante il tragitto Bari-Trani.

Le foto che incriminano il ritardo sono state pubblicate sul profilo ufficiale di Matteo Renzi. Intanto anche il tratto di via San Giorgio antistante il Palazzo che avrebbe ospitato il sindaco di Firenze si è riempito di gente che ha potuto seguire lo show grazie ad un maxi schermo.

Così a Firenze, così a Trani, la gente applaude, le donne hanno gli occhi che brillano, l'organizzazione è perfetta.

I giornalisti delle tv locali sono abituati, per questioni di tempo e per la necessità di montare i servizi quanto prima, ad intervistare personalità o politici prima di conferenze stampa, incontri, eventi. Un giornalista gli chiede insistentemente di poterlo intervistare prima dell'inizio ma Renzi non ci sta e si smarca con aria un po' superba (non gli mancano all'appello diverbi con la stampa), con un "Faremo a meno del suo servizio". Con due fotografi ed un videomaker nello staff (ed abbiamo enumerato solo i tecnici "percepiti"), non è poi così complicato avere visibilità e potersi permettere un atteggiamento simile.

Domenico Catania, coordinatore del comitato tranese pro-Renzi annuncia l'inizio dell'incontro. Si parte con l'elogio evangelico dei fanciulli presenti in sala, scrosciano gli applausi.

I primi affondi politici invece riguardano gli stipendi dei parlamentari, la trasparenza on-line di tutti gli atti amministrativi (Freedom All Information Act), poi un piccolo segno alla collaboratrice e comincia il walzer delle videate che magicamente appaiono sul maxischermo senza sembrare slegate dal discorso.

Un fiume in piena senza interruzioni, uno show che non ammette pause, e ad osservare bene la gente che lo circonda c'è chi anticipa con il labiale il suo discorso come se tutto dovesse andare secondo un piano prestabilito.

Il "rottamattore" poi si dedica al modo di fare informazione in Italia, non condividendo la scelta di Repubblica (un sito preso a caso) di mettere in fondo alla pagina web il massacro dei ragazzi siriani e di preferire per il primo piano la notizia di una presunta pax tra sé stesso e Bersani.

Crozza, Albanese, D'Alema, Will Smith, il pubblico apprezza (e ride del baffetto nazionale). Infine Renzi annuncia le regole del gioco delle primarie, "se si perde le primarie non si scappa dal partito. Ci vuole lealtà, bisogna dare una mano a chi vince".

Ed ancora, "se perderò le primarie non accetterò nessuno premio di consolazione". Alla fine dello show politico e di intrattenimento una considerazione: "Siamo davanti alla generazione di chi parla ma non fa. Se non ci impegniamo un'ondata di cinismo ci travolgerà".

L'imperativo diventa interrogativo. E adesso? Il Renzi che da l'impressione di essere un po' Obama, un po' Vendola, un po' Mourinho, un po' Mike Bongiorno, dovrà conservare l'idea migliore che ha di sé stesso prima che qualcun'altro lo rottami.

Tra i video che scorrono sul telo c'è anche la famosa scena del grande Massimo Troisi in Non ci resta che piangere. Affacciato ad un balcone ascolta le parole di un frate mendicante che gli ripete "Ricordati che devi morire". "Si si no, mò me lo segno..." è la risposta dell'attore che sceglie anch'egli di impegnarsi "adesso" senza ripensamenti.

Lo show proseguirà per l'Italia ancora per molti giorni ma alla fine di tutto, cosa toccherà "segnarsi"?

"Io la speranza non ce l’ho, la speranza è l’ultima a morire, a me non interessa chi è ultimo a morire, voglio sapere chi è il primo a rinascere", come direbbe Bergonzoni.

d.d.


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