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«Habemus Papam», a Foggia in carcere gli eredi di Giosuè Rizzi. Annacondia lo "consacrò"

La Squadra Mobile di Foggia nella giornata di ieri ha completato l'operazione "Habemus Papam" con l'esecuzione di 7 misure cautelari per il reato di estorsione aggravata in concorso nei confronti di due gruppi criminali, uno legato a Rossana Trisciuoglio e l'altro a Giosuè Rizzi, morto lo scorso 10 gennaio durante un agguato, colpito da sette proiettili, e che veniva ricordato per la denominazione affibbiatagli da Salvatore Annacondia, "il papa di Foggia".

I particolari sono stati resi noti in Questura a Foggia alla presenza del Procuratore Capo di Foggia dr. Vincenzo Russo. Le esecuzioni di ordinanza sono state emesse dal Gip Dottor Antonio Buccaro su richiesta del Pm Dottor Bruno Infante.

Rizzi, una volta fuori dal carcere (21 anni dietro le sbarre), sembrava essere fuori dalle logiche del crimine organizzato. La polizia foggiana ha però seguito con alcune indagini ogni passo del boss, aiutata dai carabinieri del Reparto operativo, dal Pm Luciana Silvestris e dalla collega della DDA di Bari, Eugenia Pentassuglia.

Le indagini dovevano stabilire possibili relazioni con gli omicidi di Lillino Mansueto (24-06-2011), Franco Spiritoso (morto il 18-06-2007), Tonino Bernardo (27-09-2008). Tutte le ipotesi portavano al regolamento di conti per ristabilire un certo ordine nella gestione degli affari di mala.

Ma cosa ha fatto Rizzi, prima di essere ucciso? Da quanto emerso dall'operazione su citata, 4 soggetti, ora destinatari di misure cautelari – Luigi De Matteis, classe 1962; Elio Maccione, classe 1957; Mario Piscopia, classe 1980; Fausto Rizzi (nipote di Giosuè), classe 1980 – si sarebbero resi autori di numerose estorsioni aggravate in concorso ai danni di commercianti della città di Foggia. In alcuni casi, quando ancora in vita, era lo stesso Giosuè Rizzi a compiere le estorsioni. Durante una di queste è stato ripreso dal sistema di videosorveglianza di un negozio del centro storico, con attestazione delle percosse inferte da G.Rizzi ai danni del titolare dell’esercizio commerciale. Da qui le indagini fino alle odierne misure cautelari.

Dalla conferenza stampa è emerso che sono state 4 le estorsioni operate dal gruppo Rizzi, 2 quelle del gruppo capeggiato da Rossana Trisciuoglio.

Secondo gli inquirenti, lo stampo, le modalità e la mentalità emerse nelle estorsioni sono di “stampo camorristico-mafioso”: “si effettuano estorsioni per dimostrare quanto siano forti, e riescano a controllare il territorio”, spacciano droga credendo di “offrire un servizio”, come riferito dal Procuratore Capo di Foggia V.Russo.

Il luogo dove avvenivano le estorsioni era uno scantinato di un altro bar gestito da terzi. Quando i pregiudicati non riuscivano ad estorcere denaro alle vittime, il loro target si spostava sui debitori delle attività commerciali. Si giungevaa anche a minacciare parenti”.

Scarsa la collaborazione dei cittadini, oltre l’omertà e la paura nel denunciare certi accadimenti”, come osservato dal Sostituto procuratore Alessandra Fini. “Per questi e altri motivi – spiega Fini – non è stata una indagine facile da monitorare. Importante è stata l’attività di pedinamento ed intercettazioni ambientali, oltre che alcuni attentati effettuati con autobombe prsso le stesse attività commerciali.”


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