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Campi rom a Trani, Negrogno: «Anche gli zingari sono felici»

È chiaro che per mietere consenso basta dire quello che la maggior parte vuole ascoltare. Così se mi troverò tra borghesi pseudo benestanti mi basterà blaterare motti inneggianti alla patria che è solo nostra, al lavoro che è  già poco per noi, alle malattie che ritornano per colpa degli immigrati (quindi ci vogliono molti vaccini) e cose simili,  tutto questo ben condito da un Dio creato a nostra immagine e somiglianza con un figlio bello come Robert Powell, che sorvola spesso sul nostro egoismo e razzismo in nome dell’ordine pubblico, della pulizia e della pace. Ah come preferisco la guerra a quest’ordine. Quello che mi chiedo - a prescindere da chi sia più felice tra uno zingaro all’incrocio della strada ed un borghese alla fine della sua strada, del suo mondo - fino a quando i motti incantatori faranno presa sulla gente, fino a quando ci sazieranno e ci accecheranno, fino a quando saremo capaci di non vedere noi stessi sul bordo se non già dall’altra parte. 

È chiaro che a me non importa del consenso anzi meno ne ho e più ho l’impressione di aver riflettuto. Non voglio neanche convincere alcuno a guardare con occhi diversi la sofferenza , la diversità o l’amore. Fare come faccio io che ogni volta, quando vedo un bambino povero, sporco o un bambino che soffre la fame, somatizzo, penso possa essere mio figlio che è diventato povero, sporco, affamato. Non pretendo questa perversione. L’altra peculiarità di certe disquisizioni attraenti è che si realizzano sempre quando ci sarebbe ben altro e di più grave entità da analizzare e tentare di risolvere. Così se ci troviamo di fronte a bilanci faticosi da comprendere, disoccupazione incalzante, case popolari inesistenti, ospedali moribondi, rifiuti in arrivo, partiti che mostrano tutto il loro fallimento, come d’incanto ecco giungere dal cielo, come manna, il problema dei rom, il problema che accomuna tutti, scalda egualmente tutti i cuori, ci fa sentire uniti, appartenenti ad una stessa e miglior razza, ad un unico partito e soprattutto non ci fa più litigare perché attenua tutti gli altri dolori. È quando sento dire: “Non sono razzista ma…” oppure “Non so come ma il problema bisogna risolverlo” oppure “La soluzione c’è ma non ci sono i soldi” è allora che mi preoccupo. La cosa mi addolora così tanto da farmi pensare al Cristo accampato nell’orto del Getsemani, anche lui sgombrato dalle guardie di Pilato nell’ora delle tenebre e voglio citarlo visto che vi si addice e dichiarate di adorarlo insieme alla patria ed alla famiglia.

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?” Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.»

Vi auguro buon lavoro e che vi sia luce nella vostra mente e nei vostri cuori per la miglior soluzione del problema.

Rino Negrogno

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