È la serata della massima comunione fra l’enograstronomia ed un territorio. Il nostro. Una terra fondata su quella pietra che si chiama “Trani” perché è qui che è nata, si è estratta e ha dato colore, forma e struttura a tanti luoghi e monumenti.
Uno di questi è la chiesa di Sant’Antuono, gioiello romanico le cui pietre sono tornate a risplendere grazie all’operazione di recupero che “Le lampare al fortino”, alcuni anni fa, hanno realizzato per valorizzare nuovamente quelle forme e riempirle di contenuti.
È così che è nato il progetto de «La cena delle pietre», per la “sfilata” a Trani delle cantine «Bellavista» e «Petra», marchi guida di «Terra Moretti», la grande holding di Erbusco i cui interessi, che pure spaziano dall’edilizia alla «real estate», si soffermano anche e soprattutto sulla promozione del vino.
«Bellavista Franciacorta» nasce dalla vite che poggia su depositi di terra e pietra, accumulati nei millenni dai ghiacciai. Queste colline moreniche, da cinquant’anni, esprimono alcuni tra i più grandi vini del mondo. Centottanta ettari di vigne, tra le più capaci di assorbire il nutrimento da terreni ricchi di gesso e tra le più sensibili alle escursioni termiche e ai venti del lago. La maggiore adattabilità delle viti, frutto di una ricerca di anni, ha così esaltato al massimo il valore del territorio.
«Petra», a maggior ragione, come suggerisce il nome stesso, rievoca i frammenti ritrovati in quei suoli toscani a testimonianza di un lontano passato che, dalla civiltà micenea, conduce sino all'Etruria e da questa alla Francia. Quattro vini - Ebo, Petra, Quercegobbe, Zingari - ed un pregiato olio extravergine d'oliva per un progetto ambizioso che pretende di interpretare il territorio, coglierne i caratteri che lo rendono unico facendone un'area viticola eccezionale.
A Roberto Barbato, direttore commerciale di “Terre Moretti”, il compito di illustrare personalmente, a Trani, la filosofia da cui nascono i prodotti protagonisti di un nuovo, vincente connubio con le nostre, storiche “pietre.
