Quest'oggi, in occasione della solennità di Ognissanti, pubblichiamo per voi due opere in versi di Rino Negrogno. La prima, "Poveri morti", vi aprirà uno spaccato di "vita/morte" tra colori sbiaditi e cangianti, echi di eternità in rivoli di pochezza, un memento mori in continuo trasformarsi e dedicarsi alla "nostra" festa. La seconda poesia, "Soffio", regala leggerezza e profondità di suoni, le parole restano al loro posto ma le immagini si accavallano con una calma spiazzante regalandovi un turbinio di emozioni che solo la delicatezza di un soffio può fare.
Poveri morti
Questa notte eravate di nuovo qui
profumati con le vostre vesti chiare
danzavate coi fasci di colori
rivoli di ricordi e risa pretese
mi pare di annusare la pelle rosea
che muta ad ogni incanto
o non cambia e si spezza d’improvviso.
Questa notte eravate occhi sgranati
ciangottati con le facce in sopra
eravate la luce il mio respiro
ora archi trionfanti del buio.
Mi pare di sentirvi a preparar la cena
e le tavole troppo strette delle feste
o le troppo tristi tresche.
Poveri morti questa notte
dove siete ora che vi ho scaraventati qui?
L’ultima volta era un giorno di sole
ricordo la chioma ombrosa dei cipressi
lisciare ondosa il tuo sorriso di pietra
sempre ghermito dall’ultima libagione
contorcersi altresì per non scalfirti
disegnando facondia raggiante ora
e ghigni sfuggenti
creava fluide movenze che mi bisbigliavano
refoli e scrosci di fine inverno
poi folate improvvise smarrivano la via
per tornare eterni.
Rino Negrogno
Soffio
La nostra casa
un giorno lontano
freddo
piovoso
triste diventerà
la casa dei tuoi ricordi
dei tuoi sogni sbiaditi
che accarezzano i capelli
mentre non ti accorgi
ed io sarò un soffio trasparente
come per me è ora mio padre
che da montagna
è morto come mare.
Che bella sensazione provo
sfiorando la pietra verde
un giorno lontano
di sole
di luce
di gioia ci sarai ancora tu
tra i muri della casa
ed i tuoi sogni
saranno i miei
mentre non ti accorgi
io sarò un soffio trasparente.
Rino Negrogno
