«Considerare Trani e Bisceglie come un’unica realtà ospedaliera. I due plessi siano divisi con il blocco chirurgico a Trani e medico a Bisceglie. E mantenendo a Trani i soli reparti chirurgici resterebbe anche lo spazio per creare ugualmente la casa della salute. Mentre la sede più idonea per il nuovo ospedale resta quella all’incrocio fra Trani, Andria, Corato e Bisceglie».
Questo approvava formalmente il consiglio comunale lo scorso mese di gennaio, al termine di una mobilitazione popolare consistente in un corteo da piazza Indipendenza al presidio e, durante quel consiglio comunale (tenutosi in ospedale), facendo indossare a consiglieri e cittadini un’imprecisata quantità di camici bianchi.
Pareva un modo utile a stoppare un declino in corso da tempo, ma tale declino, evidentemente, era irreversibile. In pochi mesi, quella “volontà” di Trani è stata sconfessata da realtà ben diverse. Per prima cosa, tutti i reparti chirurgici di Trani sono stati disattivati per un’emergenza che, definita estiva, invece è ancora vigente per carenza di anestesisti ed operatori in genere.
Inoltre, in prospettiva del nuovo ospedale unico, quello che si va profilando, se mai prenderà forma, sorgerà fra Bisceglie e Molfetta, e non dove indicato dalla delibera ed in ogni occasione invocato, tuttora, dal sindaco di Trani.
In altre parole, Trani fa il bilancio del suo ospedale e lo riscopre «più vuoto ed indifeso che mai». Oggi, infatti, la fotografia dell’ospedale è quasi disarmante. Le strutture aperte “h24” sono le seguenti: Medicina; Gastroenterologia; Pronto soccorso; Centro trasfusionale e laboratorio analisi; Ematologia; Rianimazione. Gli ultimi due reparti sono prossimi a fare le valigie, destinazioni rispettive Barletta e Bisceglie. Gli ambulatori disponibili, in molti di quelli che fino a giugno erano reparti ben funzionanti, sono a loro volta i seguenti: Urologia; Chirurgia; Ortopedia; Ginecologia; Medicina dello sport; Cardiologia. Nel frattempo, sono iniziati i lavori per l’apertura della “Casa del parto” nei nuovissimi ambienti della ormai ex Chirurgia.
Tutto questo, a detta degli organizzatori dell’evento, principalmente i sindacati Cgil, Cisl e Uil, è condizione necessaria e sufficiente per definire la “catena umana” di questo sabato, 10 novembre «l’ultima opportunità», ovvero «l’ultimo treno.
L’appuntamento è alle 9.30, intorno allo stesso presidio. Organizzatori di partenza, i sindacati Cgil, Cisl e Uil. Al loro progetto hanno aderito senza tentennamenti il Comune di Trani, dopo il parere favorevole della conferenza dei capigruppo e, quindi, rappresentando anche l’intero consiglio comunale, ma anche lo stesso clero locale. Infatti, il primo a dare notizia della mobilitazione era stato il vicario territoriale della diocesi, Don Mimmo De Toma, a margine delle sante messe celebrate lo scorso fine settimana. «Noi dovevamo sensibilizzare subito le nostre assemblee – aveva spiegato il parroco di Santa Maria del Pozzo -, giacché non avremmo avuto altra occasione fino al giorno dell’evento. Sicuramente, per quello che ci compete, faremo anche noi la nostra parte nella speranza che davvero non sia troppo tardi».
Quanto agli organizzatori, «non sarà una manifestazione di protesta, ma di sensibilizzazione – spiega il sindaco, Gigi Riserbato -, per riaccendere con forza i riflettori sull’ospedale e cingerci nel vero senso della parola intorno ad esso ed al suo personale. Siamo certi del fatto che, così come è stato per l’emergenza rifiuti, qualche risultato pure in questo caso lo otterremo. Anche qui, avevamo chiesto per le politiche ambientali, chiediamo subito un tavolo tecnico per rivedere l’intera organizzazione sanitaria nella Bat. È sicuramente questo il problema più grave: la mancanza di programmazione. Basti pensare a quanto sia stata, finora, ignorata la nostra proposta di ospedale unico sulla direttrice Trani-Corato. In cambio, hanno ormai scelto un terreno fra Bisceglie e Molfetta. Eppure, basterebbe convertire riconvertire Casa divina provvidenza in una grande policlinico per realizzare davvero una soluzione efficace anche attraverso un enorme risparmio di risorse. Intanto, prendiamo atto con piacere dell’adesione totale della conferenza dei capigruppo e, soprattutto, del clero cittadino. Quindi, siamo in presenza di una manifestazione che, in alcun modo, si potrà strumentalizzare a fini politici».
«Chiediamo ai cittadini di esserci vicini – invoca a sua volta Loredana Di Nunno, rappresentante aziendale della Cisl -, perché stiamo lottando per la pari dignità con Bisceglie, cui preciso che non stiamo facendo la guerra. Per noi resta sempre valida l’idea che il nostro ospedale sia il polo chirurgico e Bisceglie quello medico, in totale sinergia. Purtroppo, però, l’assessore regionale non ci ha mai convocato e noi vorremmo che vengano a Trani gli ispettori a verificare la situazione, perché, mentre qui è tutto a norma, ma chiuso, Bisceglie già sta scoppiando perché non ha gli spazi».
Cosimo Nenna (Cgil), è convinto del fatto che «purtroppo paghiamo la scarsa rappresentatività politica di Trani a tutti i livelli. Per questo motivo il nostro ospedale sta perdendo pezzi e reparti da anni. E, ormai, i nostri malati quasi sempre sono costretti a ricoverarsi fuori, anche molto lontano: un asmatico cronico è arrivato a ricoversarsi a San Marco in Lamis. Il nostro pronto soccorso è diventato un centro di smistamento: ogni mattina, appena montiamo, iniziamo a trasferire pazienti altrove, e questo è solo un aggravio di costi a causa della mobilità passiva. Ed il pronto soccorso in cui ci troviamo è una specie di pronto soccorso: di fatto, lavoriamo per strada».
Vincenzo Cognetti (Uil) fa sapere «ormai anche noi infermieri siamo stati depotenziati: la copertura a Trani possiamo garantirla non più di due giorni per settimana, mentre prima erano cinque. Ci dirottano al Dipartimento di salute mentale di Bisceglie, ma intanto l’ospedale di Bisceglie è diventato pressoché invivibile, quasi un lager. E adesso hanno deciso che chiuderanno persino la rianimazione per ricrearla pari pari a Bisceglie, spendendo però un fiume di soldi nostri».