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VIDEO. La «catena» ricompatta Trani. Le immagini e le voci di chi vuole salvare e rilanciare l'ospedale

A margine della “catena umana pro ospedale” abbiamo aperto i microfoni ai partecipanti. Ecco la sintesi di alcune delle dichiarazioni rilasciate a Radio Bombo.

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Giuseppe De Simone (assessore all’ambiente). Abbandono il corteo non perché non sia vicino alla città, ma per protesta, perché per circa 15/20 anni  il centrodestra non ha mai fatto nulla per il bene della città. Dovevamo muoverci prima. Mia moglie, per fare una mammografia, deve aspettare settembre 2013. Farò una raccolta di firme per capire chi ha venduto l’ospedale di Trani, e per denunciare il direttore generale.

Vincenzo Cognetti (segretario aziendale Uil). Vogliamo rivendicare il diritto alla salute, che in questo momento ci sembra sia stato dimenticato. Chiediamo la pari dignità con la forza di queste duemila persone che hanno risposto al nostro invito.

Professoressa Franzese (scuola media “Baldassarre”). Siamo qui per manifestare animatamente contro questa decisione regionale. Il diritto alla salute è costituzionale, come  lo sono il diritto al lavoro ed alla scuola. Se si insegna ai  bambini a rispettare le regole, anche i grandi devono saperlo fare, perché siamo ancora in democrazia e la costituzione va rispettata.

Antonio, cittadino tranese. Sono amareggiato per la situazione. Abbiamo colpa anche noi. Noi cittadini ci meritiamo questo perché dovevamo svegliarci prima, come le altre realtà hanno dimostrato.

Dottor Pasquale Sileo: Da medico, dico che è un po’ tardi. L’ospedale di Trani è stato pian piano smantellato. Speriamo che si riesca a mettere una toppa e a riconvertirlo, almeno per salvaguardare le cose principali della salute dei cittadini di Trani.

Rosa Ferrante. Sono la mamma di Greta, che è nata a Trani, a seguito di un’improvvisa emergenza, lo scorso 13 marzo. Sono triste per il fatto che venga chiusa una struttura così efficiente.

Daniele Cilento (presidente associazione Xiao Yan). Siamo qui, anche con i nostri amici cavalli di Santa Geffa, per partecipare a  questo momento di sensibilizzazione e attenzione nei confronti di un’azione delicata e impropria per la nostra città. L’ospedale a Trani serve e va migliorato e non chiuso. 

Vanessa Fabiano e Miriam Porcelli (rappresentati d’istituto Ites “Aldo Moro”). Non ci sembra giusto che una città di 60.000 abitanti non debba avere un ospedale. Tutti abbiamo nonni o parenti ammalati, e non si può accettare il fatto che, per curarli, dobbiamo spostarci in altre città. Siamo qui anche come cittadini, speriamo di risolvere qualcosa visto che noi giovani siamo il cuore della città.

Vincenzo De Simola. La manifestazione nasce dall’esigenza di mettere in luce la necessità di avere una sanità d’efficienza. Se oggi l’efficienza è  negli ospedali policentrici, fin quando non verrà costruito un ospedale policentrico, il nostro ospedale deve restare in vita e non diventare suddito di quello di Bisceglie.

Francesca, cittadina tranese. Sono orgogliosa della nostra città. L’unico rammarico è che non abbiamo più nascite a Trani, non abbiamo più le nostre origini. Le nostre origini tranesi sono sparse in tutto il mondo. Avevamo una perla di reparto che i politici hanno fatto smantellare. Vorrei tanto che gli stessi politici, vecchi e nuovi, riportino a galla  il nostro ospedale, fiore all’occhiello della città.

Attiviste dell’associazione “Work in progress”. Vorremmo soltanto un po’ di rispetto  per la gente. Non è giusto toglierci servizi essenziali e importanti. Abbiamo il diritto ad assicuraci l’assistenza ospedaliera.

Davide Basso. Siamo disposti a recarci a Bari ancora più numerosi, per manifestare il nostro dissenso nei confronti di ciò che l’amministrazione regionale sta facendo per Trani.

Francesco Ventola (presidente giunta provinciale). Oggi, nessun ospedale sia Bisceglie, sia Andria, sia Barletta  è in grado di sopperire a livello logistico alla chiusura dell’ospedale di Trani e di Canosa. Eppure si chiede ai pazienti di “fare il giro delle nozze” tra i vari ospedali. Chiediamo con forza che ci sia erogato lo stesso servizio.

Gigi Riserbato (sindaco). Attendo la telefonata del governatore della regione Puglia. La telefonata sarebbe la prova che la nostra manifestazione è riuscita. Servirebbe ad iniziare un tavolo tecnico entro il quale si possa convocare questa riunione e si riesca a capire perché l’ospedale debba sorgere lungo la bisettrice Bisceglie-Molfetta e non Trani-Bisceglie-Corato-Andria-Ruvo. La riunione servirà a capire cosa accadrà di questo ospedale durante i lavori di costruzione del nuovo ospedale unico. Il nostro ospedale diventerà un ambulatorio a cielo aperto, come accade oggi nel ex pronto soccorso? Io tendo idealmente una mano al governatore, altrimenti ho già preannunciato, in intesa con i sindacati, che andremo a protestare a Bari, prima di Natale.

Giuseppe Di Marzio (vice sindaco). Un passaggio, anche, dalla direzione generale non sarebbe male. Non possiamo essere cittadini di serie B o C, rispetto alle città limitrofe. Abbiamo gli stessi diritti e doveri, mentre adempiamo ai doveri, i diritti non ci vengono riconosciuti. E ciò non è corretto.

Fra i tanti presenti, anche un ex avversario di Nichi Vendola nella corsa alla presidenza della Regione. Michele Rizzi, di Alternativa comunista, non ha dubbi: «Il piano ospedaliero di Vendola è stato persino peggiore di quello di Fitto. La chiusura di venti ospedali, centinai di reparti e 2500 posti letto va in direzione platealmente contraria ai diritti di chi non può curarsi».

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