“Manipolazione del mercato continuata e pluriaggravata”. Queste le ipotesi per cui la Procura della Repubblica di Trani ha chiesto il rinvio a giudizio dei legali rappresentanti di “Standard & Poor’s” e Fitch”.
“Siamo giunti a questa determinazione – ha spiegato il procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo – dopo due anni di lavoro scrupoloso e di continuo interfacciarci con Guardia di finanza, Consob, Corte dei conti, nonché i legali delle stesse agenzie di rating. Alla fine abbiamo ritenuto di rinvenire comportamenti penalmente rilevanti. Infatti, le agenzie diffondono valutazioni sull’affidabilità creditizia di uno Stato sulla base di parametri fondati su qualità, trasparenza ed efficienza. Nel caso dell’Italia, abbiamo chiesto il rinvio a giudizio di S&P e Fitch, perché i giudizi negativi sul nostro Stato hanno allontanato gli investitori dall’Italia e determinato un accrescimento della crisi finanziaria del Paese”.
I soggetti destinatari del provvedimento sono sette, cinque di S&P, due di Fitch. Archiviazione per gli altri due indagati di Moody’s.
Per la prima agenzia, tutto nasce da un esposto del luglio 2011 di Adusbef e Federconsumatori, perché S&P diffuse valutazioni sulla manovra del Governo italiano prima che questa fosse pubblicata. I sette, in concorso fra loro, ponevano in essere una serie di artifici idonei a provocare una destabilizzazione dell’immagine dell’Italia sui mercati finanziari, un deprezzamento dei titoli di Stato italiani ed un indebolimento dell’Euro. In particolare, il 20 maggio 2011 divulgavano in un report il giudizio dell’outlook da “stabile” in “negativo”. Tutto questo in maniera falsa e con tempi scorretti, tanto de determinare turbolenze sul mercato. Ed ancora, altre note negative arrivarono il primo luglio 2011, il 5 dicembre 2001 (e c’era già Monti). Il culmine giunge il 13 gennaio 2012, con la mancata rimozione dell’errore nonostante l’ammissione degli interessati stessi.
Per Fitch, il profilo penale sta nella divulgazione di dati a mercati aperti, in violazione palese e consapevole delle norme. Da qui, volatilità dei titoli italiani che creavano turbolenze sul mercato.
Per Moody’s, invece, si è chiesta l’archiviazione perché, oltre la massima collaborazione dei legali degli interessati, si è riscontrata l’assenza del dolo.
“Mi piace porre in risalto – ha quindi evidenziato Capristo - la massima collaborazione con la Consob e la Procura generale della Corte dei conti, che ha stimato il danno erariale in 120 miliardi di euro. Intanto, in Australia, alcune di queste agenzie hanno perso una causa civile, in seguito a class action, e dovranno pagare qualcosa come 24 miliardi. Prospettive interessanti si profilano anche negli Stati uniti”.
