«La legge di iniziativa popolare è un istituto legislativo relativo all'iniziativa legislativa, presente in teoria [L'iniziativa popolare è diritto costituzionalmente garantito] anche in Italia, mediante il quale i cittadini potrebbero, attraverso una raccolta di almeno 50.000 firme, presentare al Parlamento un progetto di legge, affinché questo possa essere poi discusso e votato» (Wikipedia). «Non esiste ancora nel nostro paese una legge che garantisca una vera e propria pena a chi sfrutta internet come strumento di insulto che induce anche al suicidio. Come vi ho citato qua sopra, in Italia esiste la legge di iniziativa popolare ed è inutile ripeterne le caratteristiche. Possiamo fare la differenza, questa volta sul serio».
A postare queste righe, che fanno da premessa alla relativa petizione, è una ragazza di Trani, il cui nickname è «Morwen», che ha lanciato su Twitter, insieme con un ragazzo sardo «Ricchardho» una raccolta di adesioni contro il fenomeno deviante del «cyber bullismo».
La petizione, a quanto pare, sta volando a ritmi elevati, contando già tremila adesioni in poche ore. Ovviamente, con il passare del tempo e, grazie alla risonanza mediatica (ne parla già repubblica.it), si presume che i risultati saranno, presto, di gran consistenza.
La ragazza tranese, in ogni caso, ci ha precisato che «non sono stata vittima di alcun episodio ai miei danni, ma so quanti pericoli si nascondano in rete e quanto sia facile finire nella morsa di gente senza scrupoli. Non basta, però, saperci difendere con gli stessi mezzi informatici: è lo Stato che ci deve tutelare e, per questo, ci auguriamo che la petizione convinca il legislatore ad attivarsi di conseguenza».
