Dopo avere richiesto l’azzeramento della giunta, cinque di quei sei consiglieri (Giuseppe Corrado, Pasquale De Toma, Giovanni Gargiuolo, Raimondo Lima, Gennaro Savino), vale a dire quelli appartenenti al gruppo consiliare del Pdl, in un secondo documento trasmesso al sindaco ed ai vertici provinciali del Pdl, dichiarano di non riconoscere nella persona del dottor Giuseppe Di Marzio il ruolo di commissari cittadino. Non solo.
Infatti, sempre nella stessa lettera, annunciano che, fino a quando non si sarà avviata l’invocata verifica politica all’interno del partito, «non condivideremo la posizione degli assessori, riferimento del nostro partito, e, di conseguenza, ogni atto amministrativo dovrà essere preventivamente condiviso con i sottoscritti».
Una doppia mossa che, come prima impressione potrebbe seriamente rallentare al vita amministrativa della città, di fatto ingessando di almeno mezza giunta: De Simone; Di Marzio; Sotero; Uva.
Le lamentele, nel caso del Pdl, riguardano i presunti accordi preordinati (ignorati dalla base) per la nomina a vice sindaco di Di Marzio. I cinque consiglieri, in cambio, si sarebbero aspettati che il criterio dello scorrimento della lista si adottasse per tutti. Lo stesso Di Marzio, eletto anche commissario cittadino del Pdl, «non è stato in grado di rappresentare al meglio le esigenze del partito di maggioranza relativa».
Criteri per nomine «stravolti», azioni politiche degli assessori «non condivise», consiglio comunale del 28 novembre «indecoroso»: ce n’è a sufficienza per motivare, dal punto di vista dei cinque consiglieri del Pdl, un reset completo nel partito e nelle sue espressioni di governo. Il tutto dopo avere, almeno fino ad oggi, «fatto appello al nostro senso di appartenenza e responsabilità contribuendo in maniera costruttiva all’approvazione di tutti i provvedimenti finanziari fondamentali per la stabilità dell’ente».
