A fine delle indagini sarebbero cinque, per il pubblico ministero Luigi Scimè, i responsabili della morte di Gregorio Durante, il 33enne originario di Nardò morto nell’infermeria del carcere di Trani all’alba dello scorso 31 dicembre 2011. L’avviso di conclusione delle indagini è stato indirizzato a cinque medici operanti presso la casa circondariale» con l’accusa di cooperazione in omicidio colposo, da quanto apprendiamo sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno.
Si tratta dei biscegliesi Michele De Pinto e Giuseppe Storelli; e dei tranesi Francesco Monterisi, Gioacchino Soldano e Francesco Russo. Tutti sono difesi dall’avvocato Carmine Di Paola, che nei prossimi venti giorni potrà depositare al pm memorie difensive, nonché chiedergli un supplemento d’indagini e l’interrogatorio degli indagati. Solo dopo il dr. Scimè valuterà se insistere nelle accuse e dunque se e per chi formulare richiesta di rinvio a giudizio.
Secondo quanto concluso, Durante, trovato esamine nel suo letto, morì «in conseguenza di depressione respiratoria indotta da intossicazione, agevolata da contestuale broncopolmonite». I medici indagati ebbero in cura Durante dal 24 dicembre, come documentato dalla cartella clinica finita sotto sequestro. Perlomeno da quel giorno Durante era «in conclamate condizioni generali critiche, in quanto era evidente che non fosse in grado di deambulare, di tenere il capo eretto, di nutrirsi sufficientemente, e di comunicare, se non a stento».
Inoltre, secondo quanto ricostruito, indossava un pannolone in quanto incapace di trattenere i bisogni fisiologici, aveva bisogno di un piantone per le esigenze vitali, si rifiutava in più occasioni di assumere medicinali e non aveva momenti di lucidità. Ciononostante i medici non avrebbero provveduto «a monitorare continuamente le funzioni vitali in maniera attenta e puntuale» e non avrebbero disposto «il necessario ricovero presso un reparto internistico per la verifica e monitorizzazione sistematica di tutti i parametri vitali e per effettuare tutti gli esami al fine di ottenere quella chiarezza diagnostica necessaria all’orientamento trattamentale».
In pratica i medici indagati non avrebbero disposto gli esami necessari per tenerlo sotto controllo, diagnosticare e disporre gli opportuni trattamenti sanitari. Al di là di una cosiddetta «condotta colposa generica», il pm Scimè contesta una condotta colposa specifica «in quanto le regole della scienza medica suggerivano chiaramente un imminente pericolo per la vita di Durante e quindi l’immediata adozione di idonei trattamenti diagnostici e terapeutici presso un reparto ospedaliero, contribuendo, perciò, a causare il decesso».
Per la morte di Durante, inizialmente nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Trani erano stati iscritti altri otto medici nonché il direttore del penitenziario tranese. Ma per questi nove indagati alla luce di un anno d’indagini, incentratesi soprattutto su rilievi medico-legali, il pm Scimè ha formulato al gip richiesta d’archiviazione.
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