Nei giorni scorsi abbiamo segnalato, nella sezione cronache del nostro giornale telematico, la vicenda di una ragazza di 28 anni perseguitata da un uomo di 43, più volte denunciato alle forze dell’ordine e, poi, arrestato dalla Polizia per atti persecutori aggravati, nonché ingiurie e lesioni volontarie.
Stiamo parlando di “stalking” riconosciuto dal nostro codice penale solo nel 2009 attraverso l’introduzione dell’articolo 612 bis e rubricato come “atti persecutori”.
L’articolo del codice penale recita testualmente: «È punito con la reclusione dai sei mesi ai quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato d’ansia o di paura, ovvero da ingenerare un fondato timore per incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita».
Nella grande maggioranza dei casi le vittime sono donne perseguitate da ex fidanzati o mariti.
Ma come è possibile che da una relazione di coppia possa poi scatenarsi un tale accanimento nei confronti di quella che prima era la persona amata?
C’è una profonda distorsione del concetto di amore, che viene confuso con quello di possesso.
Si pensa che questi episodi siano isolati e possano capitare solo a qualche sprovveduta, ma in realtà sono molto più frequenti di quanto si pensi.
Le vittime di stalking dovrebbero armarsi di pazienza e coraggio, e con atteggiamento deciso dovrebbero fronteggiare i loro persecutori.
In questi casi è opportuno fare subito comprendere a chi perseguita che l’oggetto delle sue attenzioni è persona capace di difendersi: più spazio si lascerà loro di agire, peggio sarà.
Attualmente, in molte città d’Italia è possibile rivolgersi presso strutture specializzate a trattare casi di violenza, fornendo informazioni e supporto psicologico necessari per fronteggiare tali situazioni difficili.
Sul territorio di Trani è operativo lo Sportello antiviolenza di genere e antistalking “Save”, inaugurato lo scorso 28 aprile ed operativo già dal 30 dello stesso mese, ospitato dalla cooperativa Promozione sociale e solidarietà presso il centro “Jobel”in via Di Vittorio. Lo sportello è aperto il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 10 alle 12, il martedì e giovedì dalle 16 alle 18.30, il sabato dalle 9.30 alle 11.30.
Riconosciuto ufficialmente centro antiviolenza e antistalking con delibera della Regione Puglia dello scorso settembre, lo sportello opera per mezzo di volontari con diverse qualifiche professionali: avvocati; psicologi; educatori; assistenti sociali. Si propongono, mediante un lavoro d’équipe multidisciplinare, di fronteggiare i casi di violenza fornendo assistenza legale e/o supporto psicologico.
Il compito dei volontari è aiutare le vittime di violenza a prendere coscienza della situazione, nonché istruirle sulle possibilità che la legge e le strutture territoriali possono loro garantire.
Uscire dal recinto di omertà e denunciare con coraggio non è certo la cosa più facile da fare, anche perché nella stragrande maggioranza dei casi le violenze si compiono nell’ambiente familiare, contesto nel quale legami affettivi, retaggi culturali o semplicemente paura del giudizio di una società, tanto distratta quanto costruita sull’apparenza, possono ostacolare le vittime a dire il loro basta alla violenza.
Dai dati che emergono dalle attività dello sportello si evince che, a fare richiesta di aiuto, ci siano anche uomini perseguitati da “stalker” donne, fenomeno sempre più crescente oltre che preoccupante perché, a sentire la psicologa Miriam Cassandra e l’educatrice Chiara Cuocci, le donne sarebbero molto più sottili nel perpetrare le violenze di natura psicologica.
Il centro si occupa di ogni forma di violenza, da quella intrafamiliare allo stalking, dalle volenze sui minori alla violenza sessuale, aprendo le porte a chi necessitata di aiuto con competenza e dedizione perché motivate dall’amore per la loro professione e per questo progetto.
A tal proposito, facciamo presente che lo sportello non riceve finanziamenti pubblici ma opera per mezzo di fondi recuperati attraverso convegni organizzati sul tema del violenza. Per esempio, quello dello scorso 25 settembre - «Infanzia negata» -, come anche lo spettacolo «Franca Rame project», tenutosi lo scorso 25 novembre a palazzo Beltrani per celebrare la «Giornata internazionale contro la violenza sulle donne». Da non dimenticare l’allestimento di gazebo informativi ed il “flash mob” del 24 novembre in piazza Libertà, che ha visto la collaborazione di ben quattro centri antiviolenza siti tra Andria, Trani, Canosa e Barletta.
La responsabile dello sportello, Roberta Schiralli, e la collega, Matilde Cafiero, pongono l’accento sulla necessità di fare prevenzione alla violenza agendo attraverso un programma di educazione rivolto ai più giovani, a tal fine i volontari dello sportello sono impegnati nel progetto «Codice dell’emozione», realizzato in due scuole elementari ed una media: l’educazione alla non violenza è la migliore arma contro la violenza.
Mariangela Figliolia