Ragazzi non sparate a capodanno, brindate - senza esagerare e soprattutto senza guidare dopo - ballate e se vi va bene fate sesso. Non lo dico per fare il moralista che non ha voglia di sparare o, per dirla con le parole di de Andrè, per essere uno di quelli che da buoni consigli se non può dare cattivo esempio. Non mi è mai piaciuto sparare, ho sempre preferito stappare uno spumante e star bene con gli amici.
Da quando lavoro nel servizio emergenza urgenza 118 capisco ancora meno quelli che sparano e non senza argomentazioni prive di pregio. Come al solito vi racconterò una storia cosicché, chi vorrà, spero in molti, ne potrà trarre vantaggio e piacimento.
Era il 31 dicembre di uno di questi anni ed ero di turno al 118. A mezzanotte e mezza ci arriva la chiamata che, noi operatori, speriamo sempre di non avere. Ci chiamano per un ragazzo di 19 anni a cui è esploso un petardo tra le mani. Police e parte dell'indice della mano destra esplosi insieme al petardo. Il dolore fisico fa la sua parte ma prima o poi passerà. È un ragazzo esperto di fuochi, uno di quelli a cui non sarebbe mai potuto accadere. Si guarda la mano esplosa e sanguinante, una mano ben fatta, giovane, che avrebbe potuto afferrare qualunque cosa, pure il mondo ma è un ammasso di carne lacerata. Dice agli amici di cercare per strada le sue dita, dice che potrebbero riattaccargliele ma, guardandosi, sa bene che non è vero. Il ragazzo piange come un bambino, non è più preoccupato per le sue dita ora ma per suo padre che si era raccomandato di non sparare. Dice: "Cosa proverà mio padre quando mi vedrà" e poi, guardandosi la mano destra irrimediabilmente compromessa, “potrò lavorare?”. È una storia vera ed ho il dovere di raccontarvela.
Buon capodanno, buone avventure senza botti.
Dr. Rino Negrogno - Infermiere 118 Trani
