La giunta comunale ha approvato l’avviso pubblico finalizzato ad instaurare un dialogo tecnico per la gestione del “Centro servizi per le Famiglie” per il “Piano emergenza famiglie” del Comune di Trani. “Il Comune vuole promuovere un dialogo tecnico – spiega l’assessore ai servizi sociali, Rosa Uva -, con tutti gli operatori del terzo settore, per la definizione e realizzazione di uno o più progetti sperimentali di integrazione sociale che assuma carattere innovativo e sperimentale, mediante l’organizzazione di attività di inclusione sociale e contrasto alle povertà in favore di nuclei familiari in condizioni di fragilità all’interno del Centro per le famiglie”.
Questo centro è il luogo eletto per l’incontro tra le risposte dell’ente pubblico ed i bisogni espressi dalle famiglie. Il ricorso al dialogo tecnico, finalizzato alla definizione e realizzazione di attività, vista l'attuale e gravissima situazione economica - sottolinea l’assessore Uva -, deriva dalla necessità di valorizzare le singole e molto spesso isolate iniziative promosse dal terzo settore, attivando un nuovo modello di rete, capace di generare delle procedure tecnico-organizzative inclusive di tutte le realtà locali, pronte ad offrire una risposta concreta ai bisogni dei nuclei familiari. Infatti - evidenzia la delegata del sindaco -, l’intenzione è creare una molteplicità variegata di risposte al bisogno, secondo una nuova logica di programmazione dei servizi sociali continua, duratura ed efficace, che possa garantire un risultato verificabile attraverso atti concreti e mirati”.
Gli interventi specifici che si chiede di realizzare, e che il terzo settore dovrà elaborare in forma progettuale, dovranno pervenire presso il comune di Trani entro il 31 gennaio. I progetti dovrebbero articolarsi in quattro passaggi: un intervento finalizzato al sostegno alimentare, quale nuova forma di intervento assistenziale alternativo all’erogazione di contributi in denaro; un intervento finalizzato ad aiutare le persone indigenti per rispondere al loro bisogno farmaceutico; un intervento destinato ad utenti con disagio socio-economico, finalizzato alla costituzione di un fondo di solidarietà per garantire delle contribuzioni relativamente alle utenze domestiche (elettricità, gas e acqua); la creazione di una rete che possa garantire una risposta immediata alle situazioni di emergenza, offrendo una opportunità di accoglienza temporanea attraverso disponibilità di immobili e convenzioni relative.
“Questo nuovo modello rappresenterebbe un ponte tra l’istituzione ed il territorio – è la tesi di Uva -, coinvolgendo a 360 gradi tutti i soggetti interessati nella gestione del bisogno e, soprattutto, nella risposta dello stesso, favorendo cosi un nuovo welfare d’accesso che crei un unico progetto socio-assistenziale per le famiglie in difficoltà”.
