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"Denunciate il pedofilo", ma è un contatto falso. Il caso di Re Massimo giunge sino a Trani. La nostra casella di posta piena di segnalazioni

"Capita sempre più spesso di vedere delle persone insospettabili svegliarsi al mattino con un desiderio impellente: scendere in piazza e urlare, gridare". Daniele Silvestri introduceva così il suo nuovo singolo "Voglia di gridare" qualche anno fa, proponendola come una lista di brevi regole da rispettare.

Una tra tante: mai prendere parte ad un coro giusto per sfogare la propria voglia di gridare. "Il numero è importante, dà peso alle parole, per questo ogni volta prima pensale da solo e se ci trovi il minimo indizio di violenza ricorda che si eleverà all'ennesima potenza", cantava il romano Silvestri.

Non serve più scendere in piazza per creare l'effetto di un aereo che decolla, bastano i tasti della tastiera per mettere insieme migliaia di persone pronte a sputare fuoco contro persone o eventi. Senza avere la benché minima conoscenza e coscienza di quanto stia accadendo, senza pensare ad una soluzione più civile del pubblico ludibrio, senza badare a chi cerca di placare i toni.

Questo pomeriggio ci sono giunte una decina di segnalazioni tramite posta Facebook riguardante il contatto di un presunto pedofilo. Le segnalazioni ci sono giunte da nostri concittadini che ci invitavano a pubblicare una notizia contro tale "Re Massimo", residente a Livorno. E questo dato (che poi si è rivelato fittizio) la dice lunga sul passaparola creatosi.

Effettivamente, procedendo ad un controllo superficiale, da circa 2 mesi il gestore di questo profilo si è prodigato nel pubblicare oscenità, includendo e citando "bambini e bambine" pronti/e a coricarsi con lui, a vivere il "Suo Amore".

Ma più che le sue frasi, spudoratamente fittizie, nelle quali traspariva chiaramente la presenza di una persona con problemi psichici e/o comunque manie di rilevanza patologica (nonché l'intento di istigare la violenza nei confronti del mondo omosessuale), ci faceva specie l'interazione del "pubblico" inconsapevole sulla bacheca di quello che pare essersi smascherato come troll.

A fronte dei cambiamenti continui ai quali ci esponiamo, alla pubblicazione completa (e oltre) della nostra identità in rete, alla scarsa sicurezza dei nostri dati, dovremmo cominciare a riflettere anche sulle modalità di interazione nella "piazza virtuale".

Re Massimo esiste nella realtà ma svela due (o forse più) persone: una si trova dietro il bancone di un bar, l'altra (o le altre) è in giro per il mondo e non ha fatto altro che scatenare l'ira della piazza contro quella persona che nella vita fa il barman in quel di Verona.

E lo scrive anche Andrea Mavilla, responsabile della pagina Facebook "Polizia Postale Web Site Fans": «Oggi questo ragazzo sta rischiando di essere associato al più pericoloso pedo-criminale, quando in realtà è un rispettabilissimo barman. Per questo motivo, vi preghiamo di fare sempre attenzione a cosa diffondete sulle vostre bacheche; perché oggi è toccato a lui, ma domani potrebbe capitare ad uno di voi».

Il Troll è stato bloccato su Facebook ma prosegue la sua opera su Twitter dove vi sarà anche più facile leggere quello che scriveva due mesi fa, prima di cominciare ad invogliare bambini e bambine a dormire con lui.

Per un periodo è stato vittima di deliri di onnipotenza giudicando questo o quel contatto, firmandosi con il nome di "dio", successivamente ha avuto anche un momento di entusiasmo politico scatenandosi contro Fini o appoggiando Alfano (cercando di scatenare l'ira dei rispettivi fan, stuzzicandoli a dovere), altre volte ha sostenuto le tesi del blog Pontifex in maniera molto "partecipata".

«Spesso l’obiettivo specifico di un troll è causare una catena di insulti; il troll interviene in modo semplicemente stupido (per esempio volutamente ingenuo), con lo scopo di mettere in ridicolo gli utenti che, non capendo la natura del messaggio del troll, si sforzano di rispondere a tono» scrive Mavilla. A rovinare la reputazione di una persona, associando un aggettivo ad una foto, ci vuole davvero poco. E i danni morali o fisici potrebbero essere incalcolabili quando le vittime si rivelano persone deboli.

Siamo sicuri che non sarà l'ultimo caso, ma da qualche parte bisognerà pure cominciare ad instillare una coscienza d'uso dei social network.

"Quando dico ciao stacca tutte le spine. Ciao", la canzone di Silvestri si conclude in questa maniera ma in questi casi non basterebbe per porre fine al coro.

d.d.

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Commissariato di P.S. Online


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