L'unico dispiacere è che la pasta che uscirà da queste mura non sarà commercializzata. Resterà però, e soprattutto, una bella esperienza formativa per 6 delle 34 detenute della casa di reclusione femminile di Trani. Questo, infatti, è il senso del progetto, dal titolo «Ripartiamo dalla pasta», promosso dal “Pastificio Granoro” e dalla “Factory del gusto” preso il penitenziario di piazza Plebiscito.
L’iniziativa, autorizzata dall'amministrazione penitenziaria e che ha visto anche, per l'occasione la visita del sindaco, Gigi Riserbato, e del consigliere regionale Franco Pastore, consentirà alle detenute impegnate in questo progetto di trovare nuovi stimoli e potenziali sbocchi lavorativi così che, dopo avere scontato la propria pena, abbiano degli strumenti per un reinserimento nella vita civile e sociale.
Inoltre, potranno formarsi sul processo della lavorazione industriale della pasta secca di semola di grano duro, nell'ottica di comprendere le caratteristiche intrinseche del prodotto per una migliore rielaborazione dello stesso nel momento della sua preparazione.
Da non trascurare la formazione specializzata in campo alimentare, l’opportunità di migliorare l'autostima e l’immagine di sé, individuale e di gruppo, costruendo una conoscenza più approfondita intorno al tema dell’alimentazione.
Molto soddisfatto dell’iniziativa anche, e soprattutto, l'arcivescovo di Trani monsignor Giovan Battista Pichierri, che ha posto in risalto il ruolo di recupero sociale di una struttura carceraria come quella di Trani, in un rapporto, tra l'altro, di grande simbiosi e collaborazione con le religiose che qui vivono da tantissimi anni e sostengono moralmente, e materialmente le loro “ospiti”.
