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AGGIORNATO. Trani, la «Bovio» resta chiusa e rimanda l'«Open day». Le incredibili storie. E ieri, forate le ruote dell'auto del preside

Anche oggi la scuola media Bovio resta chiusa e l’«Open day», che era stato programmato nel pomeriggio per illustrare alle famiglie dei futuri scolari le attività del’istituto, è stato rinviato a data da destinarsi. Queste le dolorose, ma inevitabili decisioni che il dirigente scolastico, Domenico Cannone, ha dovuto assumere dopo il raid vandalico dell’altra notte e dei conseguenti danni che rendono la struttura, tuttora, inagibile.

E mentre su questo sito impazzava la notizia data ieri mattina, ieri nei pressi della scuola veniva perpetrato l'ennesimo danno. "Ignoti" infatti avrebbero forato le ruote della vettura del preside, parcheggiata nelle vicinanze della scuola. A farne le spese sarebbero state anche le vetture di altri collaboratori.

Intanto, emergono nuovi dettagli sul «gruppo», formato di dieci ragazzi. Frequentano le tre classi, ma si sono progressivamente conosciuti fra loro. La formazione, inizialmente eterogenea, si è compattata e ha cominciato a spadroneggiare. «Si incontravano nei bagni e nelle parti comuni – raccontano alcuni docenti -, poi andavano anche nelle aule di lezione disturbando sistematicamente docenti e ragazzi».

Tanto per fare un esempio, una mattina, i dieci ragazzi si dislocarono sulle porte di altrettante aule e, chiamatisi il conto alla rovescia, scalciarono ciascuno una porta: «La scuola tremò – racconta un’insegnante – come se fosse esplosa una bomba».

I danneggiamenti non si contano, ma, almeno, non sono avvenute vere e proprie aggressioni fisiche ai danni degli altri ragazzi. Tuttavia, proprio l’altro ieri, un docente è stato strattonato da uno dei componenti il gruppo e, a quanto s’è appreso, ha sporto denuncia.

Le incursioni notturne, invece, sono iniziate da metà dicembre. Non è possibile certificare la correlazione con quello che avviene all'interno della scuola, ma l'impressione è che un collegamento vi sia. Da allora, in particolare, si sono registrati tre assalti alle macchine distributrici di bibite e bevande, il danneggiamento di aule e suppellettili, furti di elementi di arredo ed attrezzature informatiche.

L’altra notte, poi, come è noto, i teppisti hanno svuotato gli estintori, riversato schiuma per terra e disperso polvere negli ambienti in misura tale da impedire lo svolgimento regolare delle lezioni. Ieri mattina, insomma, non vi erano le condizioni oggettive per entrare a scuola, come accertato anche da un sopralluogo dell’assessore ai lavori pubblici, Giacomo Ceci, e di personale dell’Ufficio tecnico.

Ma cosa si è fatto fino ad oggi per risolvere il problema? «Abbiamo letteralmente assillato le famiglie – risponde il preside – ed i genitori si sono mostrati disponibili ammettendo anche le proprie responsabilità. I provvedimenti? Sospensioni e cartoline, ma da quel momento i ragazzi si sono arrabbiati di più». Il problema, secondo i docenti, «è che ci vorrebbe maggiore vicinanza da parte proprio di questi servizi sociali che ci avevano inviato questi alunni. Non è semplice lavorare in queste condizioni, a tratti ci sentiamo abbandonati».

Il sindaco, Gigi Riserbato, ha segnalato i nomi dei ragazzi alla Procura dei minori, ma anche Polizia e Carabinieri sono informati della situazione, e di volta in volta, sono i destinatari delle denunce per le incursioni notturne. Il problema, però, è che le divise non possono entrare nell’edificio durante le lezioni, quantunque la polizia abbia operato degli appostamenti in borghese, all’esterno, riuscendo in qualche caso ad intervenire in occasioni di intemperanze.

Nonostante tutto, le attività vanno avanti. «Il comportamento irresponsabile di dieci ragazzi – riprende il preside - non deve compromettere quanto di buono fanno 732 alunni, 83 docenti e 6 collaboratori scolastici». Fra gli alunni, vi sono anche 29 disabili, alcuni dei quali, purtroppo, soffrono particolarmente il problema dal punto di vista psicologico.

Mentre si perde tempo a disquisire sulla questione si continua a non prestare aiuto a certi elementi evidentemente disagiati e a dare un cattivo esempio di civiltà, legalità e formazione a quei ragazzi invece che vorrebbero trovare nell'istituzione scuola un punto di riferimento saldo e sicuro per la propria crescita.


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