Il dirigente facente funzioni della seconda ripartizione, Pasquale Mazzone, ha disposto l'opposizione al decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Trani, su istanza dell'ex consigliere comunale Claudio Erriquez, per asserito omesso pagamento delle spese legali rivendicate a seguito di assoluzione in procedimento penale. All’uopo, ha conferito l'incarico di impugnare il decreto ingiuntivo all’avvocatura interna.
La storia parte da un decreto ingiuntivo notificato al Comune di Trani, lo scorso 8 gennaio, dall'avvocato Luigi Chiarello, in nome e per conto di Erriquez, per ottenere il pagamento della somma di 20mila euro quale saldo del rimborso delle spese legali sostenute dallo stesso ex consigliere comunale a seguito del proprio coinvolgimento in un procedimento penale del 2004.
Ad Erriquez venivano contestati, in concorso con altre persone, una serie di capi di imputazione relativi ad una gara d'appalto riguardante la darsena comunale. Peraltro lo stesso fu poi totalmente prosciolto all'esito della vicenda giudiziaria.
Erriquez, che s’era avvalso del patrocinio dell'avvocato Giuseppina Chiarello, aveva richiesto un rimborso delle spese legali di 65mila euro. A tale richiesta seguivano «una serie di scambi epistolari – si legge nell’odierna determinazione - aventi per oggetto richieste di integrazioni documentali, al fine di predisporre un’adeguata istruttoria e valutare la sussistenza dei presupposti di legge per procedere alla liquidazione del rimborso ed alla valutazione della congruità dello stesso, autocertificazioni sulle attività difensive svolte, sulle tariffe applicate, proposte di riduzione dell'importo rivendicato da Erriquez».
Proposte di riduzione in favore delle Erriquez si rese disponibile comunicando il 31 marzo 2011, il ridimensionamento della sua richiesta a 55mila euro ed autorizzando rimborso in due rate: la prima di 35mila, da corrispondere entro il 10 aprile 2011; il saldo entro il 10 settembre 2011.
Il 5 aprile 2011 il dirigente della seconda ripartizione dell’epoca, Luca Russo, con propria determinazione riconosceva ad Erriquez il diritto di vedersi rimborsate le spese legali sostenute, secondo quanto era stato concordato. Il 26 aprile, però revocava la propria determinazione «a causa dell’insostenibilità della spesa».
Sulla base di questo scenario, l’attuale dirigente ritiene che «a seguito di tale revoca non era più giuridicamente possibile procedere al pagamento, poiché è notorio che, con la revoca in autotutela, gli effetti dell'atto revocato cessano “ex nunc” e, quindi, anche l'impegno di spesa era stato travolto sostanzialmente dal sopravvenuto provvedimento, necessitandosi quindi, per procedere nuovamente alla liquidazione, quanto meno di un nuovo provvedimento che dispone sera stessa liquidazione». L’attuale dirigente, dunque, non ha potuto non notare la circostanza della sollecitazione di un saldo di 20mila euro, che lascerebbe supporre che, nonostante la revoca della precedente determinazione dirigenziale, la prima rata di 35mila euro sia stata in ogni caso liquidata.
Se ciò fosse avvenuto, peraltro in assenza di qualsiasi provvedimento a sostegno, a maggior ragione adesso il dirigente intende impugnare il decreto ingiuntivo, anche tenendo conto del fatto che, nella fattispecie, non sembra riscontrarsi un nesso fra i fatti contestati e l’attività consiliare di Erriquez, che, dunque, quantunque assolto con formula piena, non avrebbe avuto diritto al rimborso delle spese in quanto pubblico amministratore.
Per questi motivi, il dirigente ha determinato di opporre, innanzi al Tribunale di Trani, il decreto ingiuntivo per la somma di 20mila euro e di conferire all’avvocato Michele Capurso, responsabile dell'Ufficio legale del Comune, l'incarico di rappresentare e difendere l’ente sia in questo giudizio, «sia intraprendendo tutte le opportune iniziative finalizzate ad evitare il danno a carico dell'erario comunale, ivi compresa l'azione di recupero delle somme già erogate».
La vicenda, pertanto, dovrebbe finire sia in un fascicolo della Procura della Repubblica, sia sul tavolo dei giudici della Corte dei Conti.
