Doppio ospite, oggi, in «Appuntamento con Trani». Cogliendo l’occasione che la Domenica delle Palme ci offre, abbiamo parlato dei temi della Quaresima, e non solo, con il vicario diocesano territoriale, Don Mimmo De Toma. Nel corso della trasmissione lo ha raggiunto il sindaco uscente di Trani, Pinuccio Tarantini, del quale molto si è parlato in questi giorni prima e dopo il suo intervento ad un incontro tenutosi presso l’Udc.
Don Mimmo, si può trovare un sia pur minimo difetto in Papa Francesco?
Al momento no. È un grande Papa, è vero, la cui semplicità e statura morale possono, a cascata, produrre effetti benefici.
Riuscirà a dare visibilità e risultati alla Chiesa che non emerge?
Spero proprio di sì, perché tante realtà ecclesiali fanno del bene straordinario e meritorio.
C’è un’emergenza sociale in atto?
Purtroppo sì, e le parrocchie ne sono la testimonianza tangibile: sono tempestate di richieste. Da noi, alla Madonna del pozzo, nel 2012, si sono impegnati 25mila euro per attività caritative: mai successo prima. Famiglie, cui non avremmo mai pensato di offrire il nostro aiuto, vengono a chiedere sostegno.
Dottor Tarantini, la povertà dilagante era presente anche con lei?
La mia prima campagna elettorale avvenne in imprese che, adesso, in molti casi, non ci sono più. Ma il problema è mondiale, e non solo tranese.
Mai più sindaco?
Mai più sindaco, lo ribadisco, perché i cavalli di ritorno non mi piacciono.
E la politica?
Quella non la lascio. E sto lavorando per fare ritrovare una casa comune a tutti coloro che, come me, si riconoscono in una destra vera, ormai incompatibile con il Pdl.
Cosa risponde a chi vi accusa di avere lasciato debiti?
Che un’amministrazione che non lascia debiti vuole dire che non opera. Il resto è nella dinamica di una città che vuole realizzare degli obiettivi attraverso degli investimenti.
Il sindaco in carica?
Merita rispetto e sostegno. Far eil sindaco è il mestiere più difficile del mondo.
Deve andare avanti fino alla scadenza?
Assolutamente sì. Il mandato deve durare sempre fino alla fine, salvo che non sia il sindaco stesso a rassegnare le dimissioni, come avvenne nel mio caso durante il primo mandato.
