«Alla luce di quanto esposto dalla lettura degli scritti, emerge la volontà critica verso scelte amministrative, volontà che, anche se scomposta negli stili espressivi ed incoerente nelle scelte grafiche, sembra mossa da una complessiva ricerca di trasparenza e legalità».
Così, fra le altre cose, scrive il giudice monocratico del Tribunale di Trani assolvendo l'avvocato Michele Capurso dal reato di presunta diffamazione nei confronti del sindaco di Trani uscente, Giuseppe Tarantini, che aveva presentato un esposto querela contro ignoti in merito alla vicenda delle mancate stabilizzazioni di due dirigenti comunali.
«Si tratta - scrive il giudice -, con tutta evidenza, di un contesto politico istituzionale all'interno del quale le dichiarazioni dell’indagato (sia quelle concretizzatesi in comunicazioni formali ed amministrative, sia quelle manifestati su alcuni siti telematici consultabili sulla rete Internet) costituiscono l'espressione di valutazioni che, anche se espresse con stile linguistico personale, non travalicano il limite del diritto di critica. Su questo punto - prosegue il giudice - è bene ricordare che la giurisprudenza di legittimità è univoca nel ritenere che il predetto limite è superato solo nel caso di espressioni verbali identificabili univocamente come attacco personale lesivo della dignità morale ed intellettuale dell'avversario».
Sempre scorrendo il provvedimento: «È evidente che la valutazione del giudice deve essere ragguagliata a fatti oggettivi e valutabili secondo criteri di comune sensibilità. Di conseguenza, nel caso in esame, non può che notarsi l'incoerenza tra la situazione emotiva degli amministratori - descritta in querela con termini drammatici di difficile comprensione, se si tiene conto della forza morale e della capacità tecnico argomentativa di che svolge un ruolo pubblico - ed il contenuto degli scritti dell'avvocato Capurso, che hanno riguardato specifiche situazioni amministrative di due dirigenti del Comune di Trani. Deve anche essere considerato che le singole espressioni utilizzate dall’avvocato (per commentare le vicende amministrative riguardanti i predetti dirigenti del Comune di Trani) negli atti da lui redatti e nei commenti espressi sui siti internet, devono essere rapportate al concetto del significato di frase. In sostanza, la moderna scienza linguistica che studia i comportamenti verbali, al fine di comprenderne caratteristiche e finalità nella relazione tra individui, richiede la frase non più come unità di analisi, ma come segmento linguistico da interpretare all'interno di un contesto e di un co-testo. Le frasi, in sostanza, non costituiscono mai un puro flusso di parole, ma rappresentano quasi sempre una complessa interazione comunicativa di cui bisogna avere le chiavi di lettura».
Infine, le valutazioni espresse dagli organi di polizia giudiziaria, a conforto della testi del giudice: «Al riguardo – scrive - è importante anche considerare che il contenuto della nota del Commissariato di pubblica sicurezza di Trani del 16 gennaio 2012, nonché quello della comunicazione della notizia di reato del 27 febbraio 2012, sempre del Commissariato, confermano, al di là delle specifiche questioni di merito sulla vicenda strettamente amministrativa, quale sia stata la valutazione degli atti dell’avvocato Capurso da parte degli organi della stessa polizia giudiziaria anche con riferimento a fatti oggetto di altre specifiche indagini».
Pertanto, a detta del giudice, «il tema del decidere deve essere limitato a tale specifica valutazione che, anche considerare le scelte personali dell'avvocato Capurso (come la conferenza stampa organizzata in luoghi della pubblica amministrazione) può essere considerato sotto il profilo civilistico e disciplinare, ma non sotto quello penale».
L’avvocato Michele Capurso è stato difeso dai legali Domenico Di Terlizzi e Francesco Di Marzio.
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