«Sindaco gentiluomo». È stata la definizione più utilizzata in questi giorni, e che sembra avere messo tutti d'accordo sulle qualità, umane, professionali e di amministratore, di Giancarlo Tamborrino il primo sindaco della seconda repubblica a Trani. Il generale è venuto a lo scorso 28 marzo, nella notte fra il Giovedì ed il Venerdì santo, all'età di 79 anni.
Fu, come detto, il sindaco della prima consiliatura eletta con il nuovo sistema maggioritario, e ricoprì quel mandato dal 12 maggio 1995 al 28 giugno 1999. «La sua elezione - ricorda Vittorio Lentini nel volume dal titolo “Sindaci, assessori, consiglieri comunali. Trani 1946-2008” (Andria, 2009, Sveva editrice) - è molto indicativa non solo per lo spessore professionale e culturale del personaggio, ma anche perché inaugura una nuova fase della politica amministrativa che prevede l'elezione diretta del primo cittadino voluta dalla legge 25 marzo 1993, numero 81.
Giancarlo Tamborrino nacque a Parma nel 1934 e si trasferì giovanissimo a Trani, quando il padre, maresciallo dell’Esercito, ricevette come destinazione di servizio proprio la nostra città. In seguito gli studi e l'attività professionale lo tennero lontano da Trani per diversi anni, ma, appena congedatosi dall'Arma dei Carabinieri con il grado di Generale di brigata, riprese a dimorare stabilmente nella nostra città.
Si laureò in Scienze politiche e, nella sua carriera, fu insignito di numerose onorificenze militari e religiose. Dopo la laurea fu docente in scuole militari e civili ed autore di numerosi articoli e pubblicazioni specializzate inerenti la sua attività professionale. Fu comandante di reparti di carabinieri nelle regioni di Calabria, Sicilia, Toscana, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Puglia, nonché comandante del Nucleo antidroga e direttore di divisione presso il Servizio centrale antidroga del Ministero dell'Interno. Per la sua competenza amministrativa, dall'aprile a dicembre 1994 fu anche commissario prefettizio a Bitonto con delega alla polizia municipale ed annona.
Ricoprì anche incarichi politici e civili, quali quella di presidente del circolo di Trani di Alleanza nazionale, della sezione di Trani dell’Associazione nazionale carabinieri e, come vicario prima e presidente onorario poi, del Circolo Unione. Fu anche presidente del Comitato di protezione civile del Lions club “Trani host”.
Tamborrino, candidato per Allenaza nazionale ed altre liste, fu eletto al ballottaggio superando il candidato sindaco dell'altra parte del centrodestra, Nicola Mongelli (Forza Italia ed altre). Fu la prima elezione diretta del sindaco nella nostra città e fu il primo sindaco dopo i diciotto mesi di commissariamento del Comune di Trani seguito allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.
L’avvento di Giancarlo Tamborrino al governo della città fu segnato dalla scelta di dotarsi di una giunta tecnica, con assessori tutti di sua stretta fiducia, e da un'iniziativa mai più ripetuta da alcuno: emanare un vero e proprio bando pubblico per vagliare i migliori curriculum possibili fra i quali nominare i presidenti delle ex municipalizzate.
Dopo un anno di amministrazione ispirata a questi criteri, gli orientamenti mutarono e, seguendo le indicazioni dei partiti di riferimento, Tamborrino cambiò la Giunta nominando, fra gli altri, quattro consiglieri comunali e determinando, così, un'altra iniziativa rimasta senza precedenti nella storia della nostra città: le dimissioni collettive di dodici consiglieri comunali, che, sommandosi ai quattro da sostituire, confidavano nello scioglimento del consiglio comunale per mancanza del quorum. Dopo una lunga battaglia in punta di diritto, però, quel tentativo fallì e, così, Tamborrino diventò il sindaco di una giunta politica. Ciò permise che in consiglio comunale entrasse, fra i primi dei non eletti, colui che da lì a poco sarebbe diventato, per due volte consecutive, sindaco della città: Pinuccio Tarantini.
Un altro problema che segnò a lungo la sua amministrazione fu il caso Ecoerre. L’amministrazione di Giancarlo Tamborrino, forse sottovalutando inizialmente la portata di quel progetto, sembrò in un primo momento offrire il fianco alle istanze della discarica per rifiuti speciali, la battaglia legale nei confronti della quale, ancora oggi, non è terminata.
A Giancarlo Tamborrino va dato il merito, altresì, di avere favorito il riconoscimento a Trani della medaglia d’argento al valore civile, pe ri tragici fatti del settembre 1943, la storica approvazione dello Statuto comunale (nel primo anno del suo mandato), anche con il sostegno dell’opposizione, ed aperto la strada decisiva alla creazione della Società trasporti provinciale, evitando così che la gestione del servizio pubblico su gomma passasse ad altro soggetto esterno alla città di Trani.
Fra le altre iniziative che si ricordano, anch’essa rimasta, purtroppo, isolata, quella di prevedere presso villa Guastamacchia la piantumazione di alberi per ogni nuovo bambino nato a Trani.
Sempre secondo Lentini, Tamborrino «fu il primo a dovere constatare che la legge 25 marzo 1993, numero 81, se da una parte assegnava ai cittadini il diritto di scegliersi l'amministratore da cui farsi governare, ed allo stesso la facoltà di nominare assessori persone al di fuori del consiglio comunale, dall'altra lo rendeva ostaggio della sua stessa maggioranza, che lo mise nella condizione di ricercare spesso il sedicesimo consigliere fino a frenare l'azione del governo cittadino ed impedendo la redazione di gran parte del programma presentato agli elettori».
Forse non sarà un caso il fatto che, nelle successive elezioni amministrative del 1999, il candidato sindaco di quello schieramento, Luigi Simone, che fu vice sindaco con Tamborrino durante il suo mandato, non riuscì a prevalere (sempre al ballottaggio) sull'avversario del centrosinistra, Carlo Avantario.
Resta la limpidezza del Tamborrino amministratore ed uomo, i rapporti con il quale furono sempre impronti al massimo e reciproco rispetto. Nonostante la stampa, e questo giornale in particolare per i motivi di cui sopra, non furono molto teneri con la sua amministrazione, il generale seppe accettare le critiche, cui talvolta cordialmente replicava, ben sapendo che il suo ruolo di primo cittadino l’avrebbe, inevitabilmente, esposto ad un giudizio politico che, peraltro, non fu mai contro la sua fulgida persona. Che a Trani mancherà tanto.