Il responsabile era stato arrestato lo scorso mese di dicembre. Ieri, però, è arrivata al condanna che segna l’affermazione della giustizia e dei diritti delle vittime dello stalking. Ma anche, e soprattutto, manifesta la qualità del lavoro compiuto dal centro antiviolenza “Save”, di Trani, molto più che un luogo di confessione e sfogo dei torti subiti: da qui, infatti, è nato il riscatto di Francesca, la donna oggetto della squallida vicenda.
Francesca, nome di fantasia attribuito alla giovane vittima, si era rivolta al “Save” al culmine della disperazione, dopo tredici anni di incessanti sofferenze, dal momento in cui conosce A.A., persona che manifesta subito possessività, con atteggiamenti anche violenti, soprattutto quando Francesca deciso di troncare la seppur breve relazione. Cominciano, allora, messaggi telefonici, appostamenti sotto casa e minacce anche ai familiari.
Francesca si rivolge alle forze dell'ordine, fioccano le querele, ma l'uomo continua nei suoi atti persecutori. La donna perde anche il lavoro e, allo stremo della sopportazione, si rivolge al “Save”, ubicato presso il centro “Jobel” in via Di Vittorio. Qui confida che intende persino togliersi la vita, pur di riacquistare la tranquillità che riteneva perduta per sempre.
Prende cura del suo caso l’avvocato Roberta Schiralli e lo stalker, alla vigilia dell’Immacolata, viene arrestato. E ieri il giudice monocratico del Tribunale di Trani ha condannato Antonio Altomare, di 43 anni, a due anni e due mesi di reclusione, con la conferma della custodia cautelare. «Non esultiamo per una condanna – commentano dal centro - ma, come equipe “Save” - siamo soddisfatti perché è stata fatta giustizia per una giovane tranese impaurita e distrutta da anni di persecuzione e terrore. Nutriamo anche la speranza che il carcere rappresenti per l'uomo l'inizio di un cammino di ripresa della propria vita».
