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Robert Van Der Herde, Trani abbraccia il francese che gira il mondo in bicicletta

Lo sguardo limpido e tranquillo, il fisico asciutto e la voglia di viaggiare che traspare sotto la tuta tecnica da ciclista, tradiscono l’età di Robert Van Der Herde. Nel carrellino della sua bicicletta, uno dei 22 carrellini da lui realizzati, si porta dietro 83 primavere piene di vento, cioccolato e fotografie.

Abbiamo raggiunto Bob nei locali dell’associazione Bianco su Nero, dove è stato ospitato per passare la notte appena trascorsa. Avrebbe dovuto fermarsi in una segheria nella periferia della città, ma Paco ed i soci dell’associazione lo hanno accolto nei locali della loro sede.

Visita la città e va via, neanche il tempo di innamorarsi di un posto, ché i viaggiatori amano il viaggio e così sia. «Dovete amare il vostro Paese, non parlatene male. E se proprio dovete parlarne male, fatelo al singolare», ci dice Robert dopo un freddo distacco iniziale che mai ci avrebbe fatto immaginare di conoscere una persona adorabile ed affascinante.

Ed un francese che ci invita a parlar bene degli italiani è quello che mai ci saremmo aspettati dall’ex ufficiale di polizia che abbiamo dinanzi. Amico dell’Italia da più di 50 anni, da quando ha cominciato ad affidarsi soltanto alle sue gambe ed alla sua bicicletta. Ne conserva più di 3mila biciclette, di tutti i tipi, e ne realizza di ogni con vecchi pezzi che trova lungo la strada. Prima di giungere qui a Trani è passato dal Nord Africa, la Sicilia, poi è risalito nella parte centrale dell’Italia prima di scendere nuovamente per la Puglia soffermandosi a Foggia, Canosa e presso la nostra ridente città. Soltanto quattro mesi fa si trovava a Manziana che dista 140 chilometri da Sabaudia. L’informazione potrebbe essere inutile se non fosse che Bob, innamorato del mare, una volta giunto nella città del “razionalismo” architettonico, ha seppellito i suoi averi in qualche punto sotto la sabbia e si è tuffato. Ripartito verso il Nord, oltrepassa Roma e dopo nove ore di pedalate giunge a Manziana, dove si ricorda di quello che aveva lasciato nella cittadina laziale visitata precedentemente.

Un pizzico di incoscienza e tanta voglia di libertà, senza nulla da perdere ed un mondo da conoscere, Robert non si ferma mai. Un tempo si fermava al traguardo che trovava alla fine di una gara, è stato ciclista professionista ed ha vinto anche alcune tappe del Giro d’Italia, ma questo abbiamo dovuto apprenderlo da soli sfruttando altri mezzi. La prima condizione che ci ha posto per poter parlare è stata chiara: “Non voglio dire nulla sul mio passato”. Oggi si ferma soltanto presso casa sua, a Lille, per preparare nuovamente la bicicletta e ripartire.

Profeta del viaggio, ci indica la strada che ha seguito nella sua vita: mai disordinato, sempre pulito, mai avvisare del proprio arrivo con largo anticipo, mai pretendere nulla. E soprattutto, ritornare anche solo per salutare gli amici, ovunque essi siano.

Tempo fa abbiamo conosciuto un altro viaggiatore in bicicletta, Christian Van Limbergen, il quale raccoglieva firme e timbri di ogni città visitata. Robert Van Der Herde ha raccolto solo foulard dei Vigili del Fuoco, dato che spesso ha trovato riparo per una notte presso le loro stazioni.

Le pedalate porteranno lui, la sua bicicletta, ed i 200 chili di carico, verso il Salento prima di ritornare verso casa. Anche se con Bob il significato di casa assume caratteri che non hanno colore di penna, peso di mura, odore di cucina. Ama i compagni di viaggio, ma al massimo per due settimane, poi bisogna obbligatoriamente continuare da soli.

Potremmo continuare a chiederci perché e cosa lo spinge a fare del viaggio la sua vita ma la risposta potrebbe raccontarcela soltanto il suo sorriso e la sua figura che all’orizzonte lentamente sfuma mentre in altri luoghi e in altri posti diventa presenza ingombrante e mai pesante. “Se mi dici che non sono gradito io ripasso da qui ma non mi fermo, vado avanti”, dice Robert.

Tutto sembra essere “ordine e bellezza, calma e voluttà”, anche le barrette di cioccolata che nasconde nel borsellino che ha sempre a portata di mano. “Sono come un bambino, mangio tanta cioccolata”. Mentre aspetta un panino con mortadella e formaggio, cinque arance e una birra fresca, si prepara a passare la notte al caldo prima di ripartire per Ceglie Messapica.

Intanto Trani s'addormenta ignara di aver dato un giaciglio ad un altro navigante dell’asfalto, delle due ruote senza barriere, del viaggio vissuto come filosofia di vita, senza mai giungere ad una meta che si accontenta… per le stesse (e sole) ragioni del viaggio, di viaggiare.

Donato De Ceglie


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