«Un'iniziativa senza precedenti». Lo ha rivelato nel castello svevo il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Giovanni Tamburino, nel corso della cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria di Trani agli istituti penitenziari maschile e femminile presenti in città.
Dunque, un gesto inedito e che lo stesso capo del Dap ha qualificato come «un atto d'amore», citando persino la parabola di quel buon samaritano «che non si volge dall'altra parte e, invece, decide di assistere il prossimo. Questa - ha affermato Tamburino - è una scelta di solidarietà sia verso chi nelle carceri lavora, sia nei confronti della stessa popolazione dei detenuti, il vero fine del nostro lavoro».
Il sindaco, Gigi Riserbato, ha a sua volta posto in risalto il fatto che «questo riconoscimento è nato e si è sviluppato senza alcuna mediazione istituzionale, in un clima di piena condivisione che ne ha reso naturale ogni passaggio. Il nostro - ha detto il primo cittadino - è un debito di gratitudine, la vostra adesso, sarà un’assunzione di responsabilità verso una città che vi accoglie a braccia aperte». Presenti, inoltre, Margherita Pasquale, direttore del castello, Vincenzo Paccione, comandante della Polizia penitenziaria di Trani, Salvatore Bolumetti, direttore dei penitenziari cittadini, Giuseppe Maralfa, sostituto procuratore di Trani, Maria Giuseppina D’Addetta, presidente del Tribunale di sorveglianza di Bari, Giuseppe Martone, Provveditore regionale, Francesco Ventola, presidente della Bat, Carlo Sessa, Prefetto.
La manifestazione è stata la diretta conseguenza della delibera approvata dal consiglio comunale, all’unanimità, il 29 ottobre 2012. «Perché il carcere ha sempre conservato – è la motivazione - una funzione di grande rieducazione della pena. Dobbiamo, quindi, credere che questa istituzione, presente a Trani da tanti anni, sia un’assoluta ricchezza della nostra città e meriti questo gesto simbolico della cittadinanza onoraria».
L’istituzione del carcere a Trani risale addirittura al 1509, quando la prima destinazione fu data al Castello svevo. Ma essa durò brevemente. Nel 1844, invece, la sede federiciana divenne definitiva e durò, come dicevamo, fino al 1974, data in cui il carcere maschile si trasferì presso la sede di via Andria.
L’altra casa di reclusione, quella di San Domenico (già convento carmelitano), fu impiegata quale luogo di espiazione femminile a partire dalla seconda metà del 1800.
