«Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo». Inizia con la citazione di Voltaire il comunicato giunto in redazione e firmato da "Generazione Zero", un gruppo di giovani tranesi. «È emblematica di quale fosse nel XVII-XVIII sec. lo spirito che aleggiava nell’aria respirata in Francia e in gran parte del continente europeo. Si reputava l’opinione avversa, la criticità mossa dall’altro come una ricchezza, e tale ricchezza riconosciuta come spendibile verso un’idea comune da attuare, l’idea di una crescita che non si potrebbe altresì ottenere se si guardasse il mondo da un unico punto di vista: il proprio. Oggi, nel XXI secolo, il progresso tecnologico non sembra essere andato di pari passo con quello ideologico. Pare infatti che nell’era dei social network, Facebook in primis, il processo sia stato invertito e l’opinione “avversa” quale può essere quella di un ragazzo 18enne, che critica in maniera costruttiva un atteggiamento di un consigliere comunale della propria città, venga bollata come dannosa. Dannosa? Forse per l’immagine del consigliere stesso che non ammette il dialogo con i cittadini che egli stesso dovrebbe rappresentare?».
Il caso di cui parlano i ragazzi firmatari del comunicato è stato registrato nella settimana appena passata. «Mi chiedo come sia possibile che un consigliere comunale, che è un cittadino che viene eletto per rappresentare la comunità locale all’interno del consiglio comunale , cerchi di bloccare le idee provenienti da un giovane cittadino. In un mondo che predica l'uguaglianza tra tutti gli uomini, occorre che si porti avanti una battaglia culturale contro l’intolleranza. Una battaglia che deve innanzitutto cominciare dall’amministrazione comunale che ha il compito di garantire l’autorevolezza e il senso civico della convivenza democratica» scrive il protagonista della vicenda.
In chiusura di comunicato viene richiesto che il sindaco Riserbato ed il presidente del Consiglio comunale Ferrante prendano decisioni in merito ma crediamo che sui profili personali dei social network ognuno possa essere libero di fare quel che vuole nei limiti del rispetto dell'altro. Ci si ritrova su una realtà amplificata sotto certi aspetti e ridotta sotto altri ma un qualcosa questa vicenda ce lo insegna: stiamo perdendo luoghi e momenti di confronto e non ce ne accorgiamo.
