Il dolore cronico è una malattia che affligge 1 italiano su 4. In Puglia ne soffre più di un milione di cittadini, e ogni 1.000 abitanti ben 3 necessitano di cure palliative. E per loro è un calvario nel calvario. Infatti pur se dal marzo 2010 la legge n.38 tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore, ancora oggi i pazienti non sono consapevoli del loro diritto a non soffrire. E, ancor peggio, in alcuni casi sono proprio i medici che non sanno che è possibile prescrivere gli oppioidi senza ricorrere al ricettario speciale, grazie alle semplificazioni introdotte dalla normativa.
Insomma: combattere il dolore è un dritto, ed anche un dovere. E Trani diventa oggi “Città Libera dal Dolore Inutile”, capitale della cultura della lotta contro il dolore e il superamento del pregiudizio relativo all'utilizzo dei farmaci per il trattamento del dolore, a tutela della dignità della persona umana. Un riconoscimento alla città che ha ospitato l’iniziativa organizzata dall’Ant (associazione nazionale tumori) e dalla Mundipharma con l’evento “Facciamo la festa al dolore!”: un summit di studiosi per fare il punto della situazione ed il concerto degli Stadio per raccogliere fondi per all'assistenza domiciliare fornita da Ant ai pazienti oncologici, hanno trasformato Trani nella città italiana simbolo dell’impegno nazionale contro la sofferenza inutile.
Il sindaco Luigi Riserbato, intervenuto all’evento a Palazzo San Giorgio, ha anche auspicato che proprio da questo incontro possano nascere nuovi spunti e possibilità per il futuro dell’ospedale cittadino, per una sua riconversione in importante centro di sollievo del dolore. Al “Sissizio di maggio”, che ha visto un apprezzato intervento anche del Sindaco di Andria Nicola Giorgino (che ha patrocinato l’evento con Comune di Trani e Provincia), il Presidente della commissione ministeriale sulla terapia del dolore e le cure palliative Guido Fanelli ha sottolineato che “in Puglia una reale applicazione della Legge 38 necessita di ulteriori sforzi da parte di tutti gli attori del sistema sanitario: molto resta ancora da fare per garantire ai cittadini un equo accesso a cure appropriate. E’ importante che l’apposita Commissione regionale venga convocata per valutare come organizzare la rete di terapia del dolore. Ma il nodo cruciale su cui lavorare è la diffusione di una vera cultura del dolore”.
Proprio a Bari presso la Facoltà di Medicina, il prof. Francesco Bruno (Direttore Anestesia e Rianimazione del Policlinico) tiene uno dei pochi corsi di terapia del dolore in Italia: “L’auspicio è che possa essere esteso presto a tutti gli altri atenei, diventando un insegnamento obbligatorio per il percorso di studi di ogni futuro medico, indipendentemente dalla sua specializzazione”.
tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno a firma di Lucia de Mari
