La nostra rubrica "Una strada, tante storie" (in collaborazione con il maresciallo Giuseppe Giusto, grazie al suo volume "Trani, tante strade, tanta storia" edito dalla tipografia Landriscina nel 2003 per il C.R.S.E.C.) prosegue con tre vie della nostra città.
Già Strada La Galera. Dal civico 72 di via Ognissanti a via Accetta. Delibera Consiglio Comunale 62 del 19 luglio 1907. Nicola Vischi (Trani 17 maggio 1842, Napoli 9 marzo 1914). Illustre avvocato penalista appartenente ad una antichissima nobile famiglia che si stabilì in Italia nel 930.
Lo stemma di questa famiglia è rappresentato da una mezzaluna ed una V rovesciata. Si presume che la mezzaluna ricordi un personaggio di questa famiglia che sarebbe stato Pascià di un Gran Sultano. A Trani la famiglia Vischi si trasferì al seguito di Ettore, Signore di Siponto e Manfredonia, nella prima metà del '600, provenienti da quest'ultima città, e iscritta al Sedile dell'Arcivescovado e di Portanova.
Acquisita per eredità dai Palagano la proprietà del quattrocentesco palazzo di Piazza Campo dei Longobardi, vi si trasferirono, passando di conseguenza al Sedile del Campo. Continuando le tradizioni dei suoi avi, Nicola si distinse nella professione, che esercità a Napoli con molta fortuna. Fu Deputato al Parlamento per cinque legislature, dalla 17° alla 21°, poi Senatore e Vice Presidente del Consiglio Provinciale di Bari. Brillante conferenziere.
Il suo discorso commemorativo sulla Disfida di Barletta nel quarto centenario (1903) fu pubblicato dall'editore V. Vecchi di Trani. Come deputato, legò il suo nome alla Storia rendendosi autore della legge XX Settembre. Nell'atrio di palazzo Vischi, a piazza Campo dei Longobardi n.35, furono apposte due epigrafi dettate dall'On. Raffaele Cotugno, una a Nicola e l'altra a Vincenzo Vischi.
Quella a Nicola è la seguente:
NICOLA VISCHI (1842-1914)
PER VIRTÙ DI MENTE, AVVOCATO ILLUSTRE,
PER ALTISSIME VIRTÙ CIVILI,
DEPUTATO AL PARLAMENTO NAZIONALE,
SENATORE DEL REGNO,
TRA LE AVVERSE FORTUNE FAMILIARI,
CON FORZA D'ANIMO, CON VALORE DI VITA INNALZANDO SE STESSO,
ONORÒ E SERVì LA PATRIA.
Nella Villa Comunale gli fu eretto un busto marmoreo.
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