«No alle nuove ipotesi di ricerche petrolifere al largo delle coste adriatiche ed anche della nostra provincia». Lo scrivono le associazioni ambientaliste “Folgore” e “Demetra”, di Trani, chiedono l'immediato intervento di giunte e consigli comunali delle città interessate, perché si oppongano ai progetti in itinere. «Anche la Regione e la Provincia dovrebbero esprimere il loro diniego alle istanze per la ricerca di idrocarburi al largo delle nostre coste – scrivono i rispettivi presidenti delle due associazioni, Nunzio Di Lauro e Roberto Caressa -, finalizzate alle trivellazioni di pozzi petroliferi esplorativi destinati a divenire permanenti in presenza di petrolio nei nostri fondali marini».
Secondo quanto riferiscono i due organismi, «la società petrolifera “Northern petroleum Ltd ha in essere diverse istanze di permesso di ricerca nel mare pugliese. In particolare, stando a quanto pubblicato nel Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse – scrive di Lauro -, aggiornato al 31 maggio 2013 dal Ministero dello sviluppo economico, sono tuttora attive le due istanze denominate "d 65 Fr Np" e "d 66 Fr Np", situate nell'area di mare di fronte ai comuni costieri delle Province di Bari e Barletta-Andria-Trani».
La superficie di mare interessata dal primo permesso di ricerca è di 730 chilometri quadrati, quella riguardante il secondo è di 710. «Soltanto per queste due istanze attive – commenta Caressa - abbiamo un totale di ben 1.440 chilometri quadrati del Mare adriatico pugliese ipotecati dal rischio di nuove estrazioni petrolifere».
Folgore e Demetra mettono in guardia «circa i danni alla pesca ed alla flora marina – si legge nel loro documento -, causati dalle ispezioni sismiche realizzate con la tecnica dell’air-gun, per la ricerca di petrolio nei fondali marini della costa pugliese, non escludendo che la stessa ispezione sismica possa provocare il disorientamento dei cetacei a causa delle violente esplosioni di aria compressa dell’air-gun e che l’enorme pressione delle onde sonore cosi generate possa avere effetti di destabilizzazione sul delicato equilibrio marino. Inoltre – prosegue la nota -, le ricerche petrolifere nel nostro mare potrebbero avere un forte impatto negativo sulle dinamiche dell'economia locale, in quanto le nostre comunità locali vivono e sopravvivono grazie al settore turismo, oltre che a quello della pesca, attività che sarebbero seriamente compromesse. Vogliamo mettere a rischio queste realtà solo ed esclusivamente per far arricchire la Northern petroleum ed i propri sostenitori?».
Secondo Di lauro, «viviamo già in una grave e perdurante crisi economica. Il nostro primario interesse deve essere quello di salvaguardare le piccole imprese locali e l'intero indotto economico e produttivo dei settori correlati al turismo e alla pesca, oltre che tutelare l'ambiente nel suo complesso e la fauna marina. Per questo, rimandiamo la Np a casa ed opponiamoci strenuamente a queste "invasioni barbariche" atte a devastare e stravolgere il nostro ecosistema marino e la nostra vita».
