Dopo gli operatori dell’azienda, adesso incrociano le braccia anche coloro che la vigilano. I motivi non hanno nulla a che vedere con quelli sollevati dai dipendenti dell’Amiu martedì scorso, ma anche qui, evidentemente, vi è alla base un problema di carattere economico: il 30 per cento in meno che questi lavoratori della sicurezza dichiarano di percepire dalla loro azienda, che ha sede a Palermo.
E così, fino alla mezzanotte di oggi, le guardie giurate della "Sicurcenter", l'azienda che gestisce la sicurezza per conto di Amiu, sono in sciopero. Da questa notte i vigilanti stanno manifestando presso la sede legale dell’Amiu, in via Barletta, con bandiere, striscioni, nonché con la loro presenza sul tetto della palazzina all’ingresso dell’area, proprio com’era accaduto il 31 agosto 2009 quando la vertenza sindacale era nei confronti di un’altra impresa del settore.
Oggi, come allora, ad indire lo sciopero è stata la Cgil, spiegando che «da tempo i dipendenti della ditta appaltatrice lamentano una serie di situazioni sfavorevoli: scarsa sicurezza sul posto di lavoro, stipendi decurtati del 30 per cento e mancati pagamenti per ferie, malattie e turni notturni».
Fino alla conclusone della protesta, dunque, nessuna sorveglianza sia in discarica, sia negli uffici di via Barletta, sia presso l’isola ecologica di via Finanzieri.
Negli striscioni, però, non sono mancati, riferimenti diretti, ed impliciti, sia all’amministrazione comunale, sia alla stessa Amiu.
«La "Sicurcenter" – ha dichiarato stamani Domenico Spera, segretario Cgil di categoria - ha disatteso il decreto legislativo 81/08 che disciplina la sicurezza sul posto di lavori: le guardie non hanno svolto alcun corso di formazione. Inoltre, ha disatteso un accordo sindacale che avrebbe permesso ai sette lavoratori provenienti dall'azienda che gestiva precedentemente il servizio di aumentare l'orario lavorativo».
Già da tempo la situazione era stata sollevata: chi lavora in discarica si sarebbe trovato in situazioni spiacevoli senza linea telefonica, né strumenti per garantire la propria incolumità. «Abbiamo incontrato il sindaco e i vertici dell'azienda - conclude Spera - ma non abbiamo avuto riscontri: le guardie rivendicano il diritto ad una sana ed equa retribuzione».
(foto pubblicate da Enrico Ferrara su «Tranispia»)
