È tornato puntualmente ieri mattina, sui 101 Mhz. di Radio Bombo, «Appuntamento con Trani», la tradizionale trasmissione della domenica mattina con ospiti, alternativamente, il sindaco Gigi Riserbato (o un suo delegato) ed esponenti della minoranza. Ieri, fra questi, è stato il turno di Giuseppe Tortosa, consigliere comunale dell’Udc.
Lei è sportellista presso Poste italiane. Vi sentite un po’ il termometro dei problemi attuali dei cittadini?
Assolutamente sì. La gente è esasperata, non riesce a trovare lavoro e fa fatica a sbarcare il lunario. Posso testimoniare tante storie veramente difficili. Addirittura, un utente ha chiuso un conto nel quale aveva depositati appena 6 euro per riuscire a fare la spesa quel giorno. Almeno così mi disse.
Cosa si potrebbe fare per rilanciare in qualche modo l’economia della città?
Puntare sul turismo e sul rilancio di quello che, fino a pochi anni fa, aveva consentito alla città di tenersi su economicamente. Mi riferisco alla pietra ed alle calzature. Possono, entrambe, essere ancora il motore di Trani. Mi farò promotore di un tavolo congiunto per ricominciare a parlarne ed individuare idee e progetti.
Il problema, però, è che circola sempre meno denaro dappertutto. Anche l'andamento della darsena, negli ultimi anni, ne è un esempio: sempre meno barche e permanenze sempre più brevi.
Sarà pur vero, ma io la vedo sempre piena. Forse, allora, servirebbe anche una commissione d’indagine per capire che cosa accade lì, oltre che discuterne a breve in consiglio comunale.
Per il rilancio di Amet ed Amiu cosa suggerisce?
Privatizzarle subito, mantenendo la maggioranza pubblica al 51 per cento. Solo in questo modo si potrebbero ricapitalizzare le società ed evitarne il loro progressivo declino.
Sappiamo che lei ha già avanzato una proposta per il bilancio preventivo.
Infatti, è quella, di abbassare l’Imu su seconde case ed altri immobili di almeno due o tre punti, dall’attuale 10,6 all’8,6 o 7,6, come è stato fatto già in alcuni altri comuni. Inoltre, proporrò l’istituzione di una tassa di soggiorno, perché a dispetto di quanto si afferma, i “bed and breakfast”, ormai settanta stanno tutti lavorando più che bene e, dunque, da lì si potrà avere linfa vitale per le casse della città.
