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«Gazzetta» e «Prima pagina» boccheggiano, interventi in loro difesa del sindaco di Andria e di Unimpresa

La crisi in cui, più o meno improvvisamente, è piombata «La Gazzetta del mezzogiorno» comincia a destare le prime reazioni nel mondo politico. In particolare, il primo amministratore ad intervenire sulla vicenda è il sindaco di Andria, Nicola Giorgino, che non manca di fare un riferimento anche sulle «forzate» ferie estive di «Prima pagina», altro quotidiano che si sta onorevolmente difendendo sul territorio. Di seguito, l’intervento di Giorgino.

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La grave crisi economica in atto sta colpendo duramente, purtroppo, anche il mondo dell'editoria e dell'informazione nel nostro territorio.

In questi ultimi giorni, oltre alle già note difficoltà di alcune tv locali, sono anche emerse gravi problematiche in seno alla carta stampata del territorio. A farne le spese sono in primo luogo i giornalisti che vedono numerosi anni di duro lavoro andare in fumo.

Nelle ultime ore abbiamo assistito, quindi, dapprima alla chiusura, ci auguriamo solo temporanea, di “PrimaPaginaBat”, ed ora al programma di interventi proposto dalla proprietà de “La Gazzetta del Mezzogiorno” che oltre all'accorpamento della redazione del nord barese, porterebbe anche al taglio del 30% del costo del lavoro tramite l'applicazione del contratto di solidarietà.

Risulta evidente che in gioco non vi è solo la difesa del lavoro di tanti onesti cronisti o il prestigio di quotidiani con una storia ultrasecolare alle spalle, ma anche l'autonomia e la libertà dell'informazione nel nostro territorio. Esprimo la mia totale solidarietà alla redazione nord barese de “La Gazzetta del Mezzogiorno” ed ai giornalisti e lavoratori della provincia e della regione vittime della crisi in atto anche nel mondo dell'informazione.

Rivolgo un appello agli editori affinché, nel confronto con il sindacato di categoria, si possa coniugare il riequilibrio economico, dipeso dalla crisi del mercato, con la salvaguardia del lavoro e della libertà di informazione del nostro territorio.

Qualora ciò non accada saremmo tutti oggettivamente fortemente penalizzati in quanto la chiusura di un quotidiano o di una redazione vuol dire il silenzio di voci che, invece, oggi, sono protagoniste della libertà di espressione del nostro territorio.            

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Sulla stessa questione si è espresso anche il sindacato Unimpresa, giudicando le due vicende «due brutte notizie non solo per i lavoratori, le loro famiglie e l’indotto occupazionale che ruota attorno ai giornali, ma anche per i lettori e soprattutto per l’intero territorio, le sue aziende, i suoi Enti, il mondo associazionistico e professionale e quanti forse non hanno mai compreso il valore dell’informazione, soprattutto quella divulgata su carta stampata, allorquando è libera, indipendente, svincolata, autonoma e professionale. Qualora queste notizie dovessero rivelarsi definitive e senza possibilità di ripensamento, l’intero territorio si vedrebbe non solo ridimensionato nella sua crescita culturale ma privato di uno straordinario veicolo per trasmettere anche emozioni e liberi pensieri».

Sul caso «Gazzetta», nelle prossime ore comitato di redazione, sindacati di categoria ed editore s'incontrano Bari per un confronto che si preannuncia particolarmente serrato e delicato.

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