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Fa la pipì sulla cattedrale di Trani: fotografato. Tutti i problemi del tempio, oltre l'ordinanza dei petali di rose

Beccato dal cellulare di una cittadina mentre fa la pipì sulla parte occidentale della cattedrale di Trani. Un momento colto sul fatto in mezzo a tanti che sfuggono. Ma che lasciano il segno. Proprio mentre, ancora, si parla dell'emanazione della recente ordinanza, da parte del sindaco di Trani, per la tutela della zona antistante il portale della cattedrale, nonché il sagrato di piazza Duomo, in occasione della celebrazione dei matrimoni.

Il provvedimento ha bandito petali di rose e coriandoli esposi da tubi a pressione, nonché previsto multe. Generalmente, l'opinione pubblica lo ha commentato non guardandolo nel merito, ma rapportandolo alla consistenza degli altri problemi della città. Il sentimento comune è stato quello secondo cui il sindaco avrebbe dovuto occuparsi di ben altro, piuttosto che di questa materia.

Abbiamo verificato di persona quale sia lo stato della pavimentazione nei pressi del portale della cattedrale ed accertato come, soprattutto in quel punto, si concentrino macchie scure che sembrano il risultato delle infiltrazioni nella pietra di Trani di sostanze provenienti proprio da quel tipo di materiale, sia naturale, sia sintetico, che l'ordinanza adesso bandisce. Evidentemente, quindi, una misura di carattere preventivo, da questo punto di vista, andava assunta.

Ciò premesso, però, ci si chiede perché la stessa accortezza continui a mancare per situazioni ben più gravi che la stessa cattedrale manifesta agli occhi dei cittadini e, soprattutto, dei turisti, ormai da troppo tempo.

Eccoci tornare, quindi, al cittadino che la pipì ed all’indecente stato di degrado in cui versano le pareti occidentali ed absidali del tempio, da sempre predilette, nell’assenza totale di controlli e sanzioni, come pubblico orinatoio.

Anche qui, purtroppo, dobbiamo parlare di porosità della pietra di Trani: queste pareti sono ormai totalmente annerite e, per riportarle eventualmente all'antico splendore, servirebbe un lavoro particolarmente lungo, complesso e costoso. Intanto, però, nessun tipo di provvedimento si è mai assunto per risolvere questo problema, quantunque le proposte non siano mancate. A cominciare dalla famosa idea, di monsignor Vincenzo Franco, di fare installare, a protezione delle bianche pareti della cattedrale, una cancellata, una recinzione, un manufatto utile a tenere lontani gli incivili. Ed ordinanze sul punto facciamo fatica a ricordarle.

Purtroppo, anche alzando lo sguardo verso il cielo emergono altri problemi. Strano che la Soprintendenza abbia sempre lasciato correre l'antiestetica tubatura che attraversa una parte della stessa parete occidentale della cattedrale. Strano che, intorno a questa, non si siano mai rimosse erbacce ormai divenute rigogliose.

Nel frattempo, all’esito di recenti lavori, si sono, opportunamente, murate porte e finestre non funzionali, ma cospargendone la superficie con della calce il cui impatto estetico ci piacerebbe fosse oggetto di una pubblica discussione.

Non meno inspiegabile è il motivo per cui, sul portale della cattedrale, dopo la rimozione dello scudo arcivescovile ormai avvenuta molti anni fa, non si siano però mai eliminati i chiodi in ferro che lo sostenevano.

Purtroppo, quantunque in misura nettamente minore rispetto al passato, abbiamo anche incontrato le solite scritte da parte dei grafomani: una è presente ai piedi di una porta laterale di accesso al tempio, nell'ambito del sistema degli archi ciechi della basilica superiore.

Infine, tornando al punto di partenza, vale a dire la zona del portale, non si può non notare come, insieme con le macchie prodotte dai petali e dai prodotti sintetici che l'ordinanza adesso bandisce,  siano presenti visibili segni di escrementi di colombo, probabilmente rilasciati quando gli stessi uccelli si raggruppano per cibarsi del riso gettato dai festanti invitati alle varie nozze. Ma il riso, nell’ordinanza, non è stato toccato.

In altre parole, la cattedrale andrebbe ripensata in un'ottica complessiva, anziché emanando singole ordinanze su singoli problemi. Auguriamoci che, da questa circostanza alquanto singolare, nasca finalmente una presa di coscienza collettiva sul da farsi. per preservare e valorizzare al meglio il monumento più importante della nostra città e, forse, dell'intera regione.


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