Il palazzo di vetro di via Montegrappa per tamponare l’imminente emergenza delle sedi degli Uffici giudiziari. È l’ultima ipotesi su cui si starebbero orientando il sindaco da una parte ed il presidente del Tribunale dall’altra. A rivelarlo è stato il primo cittadino, Gigi Riserbato, intervenendo recentemente nel programma domenicale di Radio Bombo.
Quel giorno non si era ancora a conoscenza della pronuncia della Consulta dell’altro giorno, che ha disposto che le sedi distaccate del circondario chiuderanno, inderogabilmente, il 12 settembre determinandone l’accentramento del personale a Trani.
Tuttavia, neanche a farlo apposta, pochi giorni prima si era distaccato l’ennesimo pezzo di cornicione da palazzo Gadaleta, riaprendo la solita emergenza sedi e lasciando prefigurare quanto critica possa diventare la situazione fra due mesi, quando vi sarà da accogliere coloro che giungeranno a Trani da quelle prossime alla chiusura. «Ma la commissione di manutenzione si era riunita il 21 giugno – spiega il sindaco -, vale a dire prima della caduta di quel pezzo di capitello. Ed in quella sede emerse con forza il riordino degli Uffici giudiziari, soprattutto con riferimento alla chiusura delle sedi staccate, pressoché inevitabile. Per questo, sia in quell’occasione, sia oggi, stiamo pensando a soluzioni sia provvisorie, sia definitive».
E proprio a breve scadenza, ed a sorpresa, emerge l’ipotesi di individuare la sede provvisoria di una o più sezioni presso il palazzo di vetro ubicato fra via Montegrappa e via De Cuneo, appartenuto ad un’impresa edile e successivamente acquistato dall’Amet dopo il fallimento di quella: «La proprietà è di un’azienda nostra partecipata – spiega Riserbato -, e questo rappresenterebbe un vantaggio per tutti. Inoltre, mi sembra che non vi siano moltissimi lavori da compiere per rendere immediatamente fruibili quei locali».
Se così fosse, si renderebbero disponibili tre dei quattro piani della palazzina di vetro, giacché il quarto è sede della Stp. Complessivamente circa 500 metri quadrati che, date le circostanze sarebbero una bella boccata d’ossigeno. Nel frattempo, è da verificare se, e quando, prenderanno corpo le altre ipotesi sui cui si è ragionato finora, con tanto di sopralluoghi e pareri favorevoli di massima: la casa natale di Giovanni Bovio, in via Mario Pagano; gli uffici presso i capannoni Ruggia, ex sede della già citata Stp; i locali ristrutturati al piano terra di palazzo Carcano, in via Accademia dei pellegrini.
Soluzioni fondamentalmente a macchia di leopardo, nell’attesa dell’invocata cittadella giudiziaria, ma anche con la spada di Damocle legata all’impossibilità di contrarre nuovi fitti passivi presso immobili non di proprietà pubblica. Per questo il palazzo dell’Amet, Spa interamente partecipata dal Comune di Trani, potrebbe essere non una soluzione ma «la» soluzione.
Sull’argomento ha detto la sua anche il presidente del consiglio comunale, Fabrizio Ferrante, che degli Uffici giudiziari è anche utente in quanto avvocato. «Quando proposi Palazzo Beltrani come sede mi diedero del pazzo. Oggi mi sembra che la mia proposta cominci a piacere anche ad altri. Via Montegrappa? Può andare anche bene, però adesso bisogna gestire veramente un’emergenza e fare una pianificazione urgente dell'esistente, persino stanza per stanza, senza lasciare nulla al caso».
