Inizieranno domattina le operazioni di recupero del «Carmela madre», il peschereccio affondato questo pomeriggio, intorno alle 16, nel porto di Trani, mentre era ormeggiato nel tratto di banchina compreso fra piazza Sedile San Marco e piazza Trieste. Al momento, sull'episodio vi è un'inchiesta d'ufficio dell’autorità marittima di Trani, mentre si escluderebbe una della Procura della Repubblica, giacché l'episodio non ha determinato danni alle persone e non s’intravedrebbe il dolo.
Da verificare, soprattutto, se vi sia stata una collisione fra il peschereccio affondato ed uno che, nel frattempo, rientrava in porto. Si tratta di quello che, quasi quotidianamente effettua attività di pesca turismo con ospiti a bordo. Il comandante del natante affondato avrebbe accusato l’omologo di una presunta manovra sbagliata in fase di rientro. La controparte si sarebbe difesa chiarendo di non avere effettuato errori e che, anzi, i passeggeri non si sarebbero accorti di nulla, ma si sarebbero spaventati nel vedere, all'improvviso, l'imbarcazione adiacente inclinarsi verso di loro.
La zona è presidiata da Carabinieri e Guardia di finanza, e non è da escludere che un piantonamento resti anche nella notte per mantenere intatto lo stato dei luoghi. Peraltro, il comandante dell’Ufficio locale marittimo, Stefano Sarpi, che sta coordinando tutte le operazioni e dirige l’indagine in corso, per il momento avrebbe chiesto ai comandanti dei pescherecci adiacenti di non toccare nulla per evitare qualsiasi ulteriore alterazione dello stesso stato dei luoghi.
L’imbarcazione affondata, a quanto s’è appreso, era da tempo ormeggiata nel porto ed aveva diradato le sue uscite. Per questo motivo aveva il serbatoio vuoto e, quindi, non vi è stata dispersione di nafta in mare.
Sul posto si sono recati anche i vigili del fuoco, con una squadra di sommozzatori che ha operato una prima ricognizione in profondità: vi è riserbo, in ogni caso, sui primi accertamenti effettuati. La verità dovrebbe emergere domattina, a partire dalle 8, insieme con lo scafo da recuperare.
L’Ufficio locale marittimo sta verificando anche le immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza: vi sarebbero due telecamere puntate sulla zona: una da via Rampa la conca; l’altra da piazza Sedile San Marco. La prima non sembrerebbe aiutare granché nelle indagini, mentre la seconda mostrerebbe le fasi dell’avvicinamento da parte del peschereccio rientrante, ma non sarebbe in grado di documentare un’eventuale collisione. Però, potrebbe essere utile a comprendere se il peschereccio affondato abbia iniziato a colare a picco prima del ritorno il porto del natante adiacente. Di sicuro, da un certo punto in poi, l’inabissamento della barca affondata sembra sia stato particolarmente rapido.
Le operazioni di recupero, a quanto si è appreso, saranno imputate, per il momento, al comandante dell'imbarcazione affondata. Salvo che, all'esito di indagini ed accertamenti, non emerga uno scenario che orienti la rifusione delle spese a carico di altri soggetti.
Sul posto, intanto, prosegue incessante la sosta di curiosi che pure, inizialmente, quasi non sembrano accorgersi dell’incidente avvenuto, giacché, ormai, del relitto affondato, non restano emerse che pochissime parti. Ma non si tratta neanche di una novità: il precedente, a capodanno 2012.
