Si sono concluse le operazioni di recupero del Carmela madre, ormai completamente tirato fuori dell’acqua. Il recupero del natante, affondato nel pomeriggio di domenica scorsa nel porto di Trani, è iniziato di buon’ora. Già dalle 7, infatti, un’autogru, proveniente da Canosa e di proprietà della ditta Paradiso Raffaele, è stata sistemata sulla banchina nei pressi del relitto.
Sul luogo si sono alternati al lavoro i vigili del fuoco, anche con una squadra di sommozzatori, ed i graduati dell’Ufficio locale marittimo, diretti dal comandante Stefano Sarpi. Il porto è stato eccezionalmente chiuso al traffico, perché l'autogru occupa l'intera carreggiata. La Polizia locale ha dispiegato uomini e mezzi per creare un’area pedonale mattutina del tutto insolita, ma necessaria. Successivamente sono giunti sull’area di cantiere gli agenti del Commissariato di pubblica sicurezza ed i Carabinieri, anche e soprattutto per tenere a distanza le centinaia di curiosi che affollano la zona.
Intorno alle 9.30, i Vigili del fuoco di Barletta hanno dato il cambio a quelli di Bari per mettere in azione una pompa idrovora utile allo svuotamento dello scafo. Una volta liberato dall’acqua, sarà possibile tirarlo completamente in secca, ispezionarlo e, successivamente, condurlo al cantiere navale per le riparazioni del caso. Da questa serie di operazioni dovrebbero accertarsi le cause dell’affondamento del Carmela madre, giacché, nonostante la presenza di due telecamere in zona, le immagini non sembra abbiano aiutato granché l’Ufficio locale marittimo nella ricostruzione della dinamica dell’incidente.
(la foto del peschereccio emerso è tratta da «Tranispia»)
