Tredici sacchi di cozze abbandonate in aperta campagna, all'ombra di un ulivo, nei pressi della strada statale 16 bis. Ci troviamo, in particolare, all'angolo tra via Carrara delle monache e via Contrada San Martino. Qui qualcuno ha pensato bene, si fa per dire, di abbandonare almeno 130 chili di mitili non venduti e neanche consumati. A tale quantitativo si giunge considerando che ogni sacco dovrebbe pesare dieci chili.
Nella zona l'odore è nauseabondo, perché i frutti di mare sono rapidamente fermentati sotto il sole cocente. I sacchi sono intatti, ma non recano alcuna indicazione utile alla tracciabilità e, quindi, all'individuazione della provenienza: potrebbero essere stati scaricati da qualche venditore in nero, o da qualche esercente che preferisce sbarazzarsi dei prodotti ittici invenduti senza pagare il corrispettivo all'azienda che si occupa di ritirarli presso le attività. Solitamente, un’attività di vendita di frutti di mare paga una quota annuale di 780 euro per lo smaltimento alla ditta «Cavaliere», i cui camion passano a giorni alterni a ritirare la merce invenduta.
Ancora una volta, dunque, il fenomeno delle discariche abusive in aperta campagna assume proporzioni inaccettabili. Ormai, da quelle parti, ci va a finire veramente di tutto, dall’amianto ai rifiuti ingombranti, passando, adesso, anche per le cozze.
