Lo scrivono sulle pagine telematiche de La Gazzetta del Mezzogiorno, l'illecita somma di 500mila euro sarebbe stata accettata «prima, durante e poco dopo» la campagna elettorale per le regionali 2005 dall'imprenditore Giampaolo Angelucci per far assegnare alle aziende di quest'ultimo un appalto settennale da 198 milioni di euro per la gestione di 11 Rsa.
Stando alle motivazioni del tribunale, Fitto avrebbe avuto «un disegno molto più ampio rispetto alla semplice volontà di attivare le strutture sanitarie», che dovevano sopperire alla drastica riduzione dei posti letto ospedalieri imposta dalla legislazione nazionale e dal bilancio regionale.
Il disegno avrebbe consentito – scrivono i giudici – «a Fitto di contare su un appoggio economico di rilievo per il suo movimento politico ('La Puglia prima di tutto', ndr), che proprio in quel periodo si stava formando». Si legge sulla Gazzetta: per ottenere i 500mila euro da Angelucci – come ricostruisce il tribunale – Fitto compì una «diretta intromissione nelle decisioni spettanti ai direttori generali delle Asl sulla attivazione delle Rsa e sul tipo di gestione da scegliere», poi accentrò «in una gara unica tutti gli appalti per gestire le Rsa». «Ciò – scrivono i giudici – al fine di creare a monte tutti i presupposti perchè venisse espletata una gara di tale portata economica ed impegno organizzativo per i soggetti proponenti» che «solo un unico e importante gruppo imprenditoriale sarebbe stato capace di presentare».
Intanto il difensore dell'onorevole definisce surreali le motivazioni della sentenza. L'avv. Francesco Paolo Sisto (anch'egli in quota Pdl in Parlamento), dichiara: «Raffaele Fitto - conclude il legale - non ha visto un euro di quel lecito finanziamento, utilizzato, come la Corte del Conti ha verificato, del tutto correttamente per spese e causali elettorali».
