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«Appuntamento con Trani», Ferrante: «Se i tempi dei bilanci sono questi, è impossibile programmare. Il Tribunale? Una manna del cielo»

Il consiglio comunale sul bilancio in arrivo, ma anche le maggiori questioni sul tappeto che riguardano la vita amministrativa, così come il presente e futuro della città. Questi gli argomenti su cui ci si è confrontati durante l’ultima trasmissione di «Appuntamento con Trani», nella quale Radio Bombo è tornata ad ospitare il presidente del consiglio comunale, Fabrizio Ferrante.

In merito all’assemblea che dovrà approvare il bilancio di previsione, quali possono essere i tempi?

Pensiamo che fra fine settembre ed inizio ottobre si possa andare in aula. Al momento non ho ancora gli atti e siamo in presenza di una approvazione da parte della giunta comunale, da trasmettere anche al Collegio dei revisori dei conti. Nel frattempo siamo a conoscenza anche di un’ulteriore proroga, pure per quest'anno, da parte del governo, e che consentirà, a causa delle questioni legate all’introduzione di Imu e Tares, di approvare il bilancio di previsione entro fine novembre.

Ma questo, secondo lei, aiuta una pubblica amministrazione a programmare?

Assolutamente no, perché di fatto si finisce con l'amministratore in dodicesimi e, addirittura, il bilancio di previsione, così come già successo lo scorso anno, diventa allo stesso tempo un bilancio consuntivo. Amministrando così si fa fatica su tutto, si lavora sulle ipotesi e questo non è un bene per una città che ha bisogno, invece, di programmazione.

Passiamo alla questione del Tribunale. Lei è fra coloro che, dal primo momento, hanno tifato fortemente per l'accorpamento.

È proprio così, anche perché, fortunatamente, siamo passati alla fase attuativa di questo provvedimento, e questo vuole dire che c'è una reale esigenza di contenere i costi da parte del governo. Dal punto di vista pratico cambia tanto e, soprattutto, in favore della città. Non vedo un incremento dei costi per la collettività, ma tante opportunità, anche e soprattutto per l’indotto. Spesso e volentieri ci siamo pianti addosso per lo scippo di istituzioni verso altre sedi e, adesso, paradossalmente, quasi respingiamo un accorpamento di uffici tutto il nostro favore. Dovremo essere noi compatti e cinici nell’approfittare di quest’occasione storica, mentre altri comuni, a cominciare da Barletta, farsi un esame di coscienza.

Condivide i passi che si stanno facendo?

Ma siamo soltanto all'inizio. Sarebbe il caso di razionalizzare al meglio l’esistente, perché temo che la cittadella giudiziaria, di cui ancora oggi si parla, non rientri tra i principali interessi dell'impresa Guastamacchia, proprietaria dell’area dell’ex distilleria Angelini, in cui si dovrebbe realizzare.

In questo periodo sono insorti anche, attraverso la Confesercenti, i tabaccai.

È un problema che non si pone. I tabaccai non chiuderebbero per una riduzione della vendita dei valori bollati, giacché sono stracolmi di gente che gioca al gratta e vinci ed attende le estrazioni del lotto. E poi, ragionando in questi termini, allora dovremo considerare, per esempio, che per ogni  ospedale che chiudesse, fallirebbero anche una o più ditte che producono siringhe.


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