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"Una strada, tante storie", settimana dedicata a don Giuseppe Rossi

La nostra rubrica "Una strada, tante storie" (in collaborazione con il maresciallo Giuseppe Giusto, grazie al suo volume "Trani, tante strade, tanta storia" edito dalla tipografia Landriscina nel 2003 per il C.R.S.E.C.) prosegue con via don Giuseppe Rossi.

 

Da via don Pasquale Uva (a sinistra) esce sul prolungamento della stessa. Già "20° Strada da denominare". Delibera del 1991. Fa parte delle vie che attraversano un complesso residenziale sorto negli anni '70, conosciuto col nome di case Di Bari, dal nome dell'impresa costruttrice.
La prima proposta di intitolazione di una strada a ricordo di Don Peppino Rossi, risale agli anni immediatamente dopo la seconda guerra mondiale. Fu la Sezione della Democrazia Cristiana a presentarla, ed il Consiglio Comunale approvò la proposta, ma l'autorità tutoria del tempo rigettò la deliberazione perché non erano trascorsi dieci anni dalla morte, così come prevede la legge sulla toponomastica. A distanza di oltre quarant'anni qualcun altro se n'è ricordato, e si è tolto il debito di riconoscenza... morale.

Giuseppe Rossi nacque a Trani il 10 agosto 1876 da nobile famiglia. Sin da ragazzo vestì l'abito talare nel seminario di Trani, seguendo così la tradizione di famiglia che ebbe due dignità del Capitolo tranese: lo zio teologo Giuseppe Rossi ed il prozio Arcidiacono Vincenzo Rossi. Consacrato sacerdote il 24 agosto 1902, dette prova di possedere dinamicità spirituale inconsueta, dando vita a molteplici iniziative, come il "Ricreatorio Festivo" dell'Azione Cattolica, la scuola serale per gli analfabeti, la "Fanfara giovanile", un periodico religioso per formare le coscienze giovanili, e dedicandosi alla predicazione. L'altro giornalino si chiamò "Charitas".

La vera vocazione di don Peppino, com'era familiarmente chiamato, si rivelò durante la seconda guerra mondiale, quando per sottrarre i bambini poveri ed abbandonati dalle famiglie dai pericoli della strada, l'8 settembre 1915 li radunò dapprima in casa Quinto, poi presso la Villa Maizzani, nei pressi della chiesa dei Cappuccini, mantenendoli con il guadagno della raccolta di stracci, ferri vecchi e vetri rotti. Dopo varie vicissitudini, tra cui il servizio militare svolto da cappellano, durante il quale fu necessario che i ragazzi lo seguissero nelle sedi di Bari e Canosa, ed un breve periodo presso il fratello Avv. Giovanni Rossi a Roma e a Tivoli, nel 1927 inaugurò grazie ad alcuni benefattori, la cripta di quella che sarebbe poi diventata la nuova chiesa dedicata al Sacro Cuore di Gesù in via Bisceglie nel 1929 completò la Casa per l'infanzia abbandonata.

Nella Casa Paterna del S. Cuore, così si chiamò l'istituto, creò una scuola di artigianato dove i ragazzi apprendevano un mestiere: falegname, sarto, calzolaio, rilegatore, ed una tipografia nella quale don Peppino stampò nel 1932 il "Vademecum del devoto del Cuore di Gesù".

Con decreto dell'8 dicembre 1938, esattamente un anno dopo, fu consacrato e aperto al culto il nuovo tempio, che rappresentava l'atteso coronamento dell'azione e degli sforzi di don Giuseppe Rossi per la realizzazione di un'opera assistenziale altamente umanitaria. Nello stesso anno, l'Arcivescovo di Trani mons. Giuseppe M. Leo, con motu proprio lo nominò Canonico della Chiesa Metropolitana. La chiesa fu consacrata nel 1939 dall'Arcivescovo ordinario Militare del tempo, mons. Angelo Bartolomasi.

Il progettista dell'intera opera, chiesa ed istituto, fu l'Ing. Enrico Bovio. Successivamente sorsero due filiali, una a Milano con la benevolenza del Card. Schuster, e l'altra a Bari s. Spirito, sotto la protezione del Card. Mimmi. Molti ricordano ancora gli orfanelli con la loro mantellina grigia e cirellino, andare in fila accompagnati da un assistente o da una suora, ai funerali o al cimitero nel mese di novembre in occasione della commemorazione dei defunti, offrendo preghiere in loro suffragio, in cambio di offerte le quali unite a quelle raccolte in chiesa e per i loro lavori di artigianato, costituivano le entrate per il loro sostentamento. Il 12 marzo 1942, dopo aver celebrato il sacrificio eucarstico sull'altare, vestito ancora dei paramenti sacri, don Peppino Rossi, lasciò questa terra per incontrarsi con l'Eterno Padre. Le sue spoglie furono deposte nella sua chiesa in un'artistica tomba di marmo, opera dello scultore Antonio Bassi. In una aiuola dell'Istituto, invece, fu eretto un mezzo busto in marmo opera dello scultore Nicola Scaringi.

Puntate precedenti

Matteo Renato Imbriani

Nicola de RoggieroSimone de Brado, Angelo de Bramo
Giuseppe de Robertis

Maria Ciardi, Vincenza Fabiano

Felicia Nigretti, Anna Teresa Stella
Antonio Piccinni
Goffredo da Trani
Boemondo d'Altavilla
Giovanni Beltrani
Raffaele Lettini

Francesco Cutinelli

Maraldo da Trani
Simone de Bello
Giuseppe Basile (aggiornamenti)
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Lorenzo Bonomo
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