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Trani ricorda la mancata rappresaglia nazista settant'anni dopo. Questa sera, cerimonia in piazza e spettacolo all'Impero

Il 18 settembre 1943, per rappresaglia, dovevano essere fucilati da militari tedeschi cinquanta innocenti cittadini. L’eroica umanità di Giuseppe Pappolla (podestà), Mons. Francesco Patronelli (arcivescovo),  Antonio Bassi (segretario politico), nonché il nobile gesto del comandante tedesco Friedrich Kurtz, che rinunciò ad impartire l’ordine, scongiurarono l’eccidio. Per ricordare questo momento, oggi, 18 settembre, alle 18 presso la stele commemorativa in piazza della Repubblica, si svolgerà, alla presenza di sindaco ed autorità religiose, militari e civili, una cerimonia istituzionale.

Ci auguriamo che, il prossimo anno, la stessa cerimonia si celebri innanzi la lapide, analoga, presente nell’area del santuario della Madonna dell’Apparizione, in via Andria: vi fu collocata l’anno dopo l’evento, dunque nel 1944, e, da allora, è sempre rimasta lì, sconosciuta ai più.

A seguire, alle 20.30 al teatro Impero, ricca serata a cura dell’associazione Auser. Nel programma, la proiezione di un documentario con immagini e testimonianze raccolte sui fatti del ’43, momenti musicali e l’esibizione di Stefano Scarpa. Sullo stesso argomento, nei giorni scorsi, sempre l’Auser aveva tenuto una pregevole mostra nel corso del programma dell’Estate tranese.

E siamo arrivati, così, al settantesimo anniversario di quel giorno in cui le truppe tedesche fecero rastrellare, in piazza della Repubblica, cinquanta inermi cittadini tranese a mo’ di rappresaglia in seguito all’uccisione avvenuta il giorno precedente di cinque soldati tedeschi per mano di militari canadesi.

Ma il massacro, alla fine, non avvenne. Quel progetto criminale si tramutò, secondo quanto la storia locale tramanda, in un umano gesto di coscienza e responsabilità che risparmiò la città da una carneficina che pareva ormai sicura.

La fonte principale di dettagli e i protagonisti di quella frenetica trattativa è stato, in particolare, il grande Raffaello Piracci nel suo libro “Accadde a Trani nel ‘43”. Fu lui a porre in risalto che l’ufficiale tedesco a capo di quello che doveva essere il plotone di esecuzione fu indotto a più miti consigli ed infine mosso a compassione dai suoi interlocutori: il podestà Giuseppe Pappolla, l’arcivescovo Mons. Francesco Petronelli, l’ex segretario politico Antonio Bassi.

L’ultimo tassello a questa pagina di storia sarebbe arrivato dall’associazione “Obiettivo Trani” e, segnatamente, da Francesco Pagano, che da una lunga ed accurata ricerca risalì anche al nome dell’ufficiale tedesco: Friedrich Kurtz.

Nel 2005 si tenne una cerimonia in cui furono presenti un soldato superstite, Heino Niehaus, grazie al cui racconto si apprese il nome dell’ufficiale, del quale fu possibile ospitare a Trani il figlio ed il nipote. Erano lì anche tre dei cinquanta ostaggi di quel giorno, gli unici rimasti viventi: Luigi De Filippo, Giuseppe Scandamarro, Ugo Moscatelli.


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