Presunti errori di conteggio ed accertamenti che gli utenti definiscono «sbagliati». Ed è stata subito ressa all’Ufficio tributi del Comune, mentre i cittadini ricevono nella cassetta della posta gli avvisi di pagamento della Tares, la nuova tariffa sui servizi della nettezza urbana che sostituisce la vecchia Tarsu e, a quanto pare, la supera per costi che le famiglie già dichiarano insostenibili.
Che l’importo da pagare fosse non trascurabile lo si sapeva, ma che alle somme dovute se ne aggiungessero altre, presunta conseguenza di calcoli non corretti, nessuno l’aveva messo in preventivo. E, adesso, con molta probabilità anche la politica s’interrogherà sul da farsi, perché il momento storico non appare certo dei più propizi per pagare somme importanti e sperare, poi, in un rimborso.
Non è da escludere, invece, una valanga di contestazioni, probabilmente anche e soprattutto sotto la guida degli studi commerciali e/o patronati, gli unici che, forse, hanno gli strumenti oggettivi per valutare la correttezza o meno dell’accertamento a carico di ciascun contribuente. A quanto è dato conoscere, ci sarebbe tempo fino al 30 settembre per impugnare gli avvisi di pagamento: il caos è dietro l’angolo.
