«Leggo da tempo articoli sul porta a porta per conto delle aziende di energia elettrica e gas. Essendo stato “uno di loro”, per un po’, ritengo opportuno, conoscendo le cose (e non avendo, d’altronde, più alcun motivo per essere di parte, giacché per quel settore non lavorerò più), operare una serie di precisazioni». Queste le parole di Antonio C., ex venditore di forniture e relative promozioni a domicilio. «E mai di truffe – precisa -, perché chi compie raggiri si comporta in maniera ben diversa e, in ogni caso, per cadere nelle loro trappole c’è anche bisogno di una serie di passaggi».
La testimonianza di Antonio, dunque, diventa utile per chiarire cosa sta accadendo in questi giorni in città e fornire istruzioni per l’uso agli utenti alle cui porte di casa si rivolgono sempre più numerosi giovani di questa o quella società.
Ormai è psicosi truffa, «ma è truffa – spiega Antonio -, solo se i promoter presentano l’offerta non dando i numeri giusti ed inserendo informazioni false. Diversamente, è solo una vendita porta a porta».
Ma allora, a che pro chiedere il codice di migrazione? Non servirebbe per fare transitare i consumatori da un fornitore ad un altro senza che se ne accorgano e, quindi, in maniera fraudolenta? «Non è proprio così – risponde l’ex venditore -. Molto spesso è possibile procurarselo senza bussare ad alcuna porta, ma quel codice, da solo, non serve a nulla. Quello che è indispensabile, per cambiare operatore, è la firma dell’utente. Senza di quella, nessuno cambierà nulla, né per la corrente elettrica, né per il gas, a meno che non ci siano firme false».
E se, malauguratamente, si firmasse? «Anche dopo avere firmato – spiega Antonio -, non è finita. Ci sono quarantotto ore per esercitare il diritto di recesso. E quasi sempre bisognerà poi confermare telefonicamente (si verrà richiamati due giorni dopo), altrimenti non se ne fa nulla. E poi, paradossalmente, può essere l’azienda stessa a dire di no, dopo aver controllato se il potenziale nuovo cliente ha avuto ritardi nei pagamenti, morosità o quant’altro, che porterebbero la nuova azienda a lasciare il cliente a quella vecchia».
Ma allora perché i promoter chiedono sempre e solo quel codice? «Si tratta quasi sempre di una tecnica commerciale – illustra l’ex addetto -. Quando diciamo “dobbiamo controllare se avete i codici aggiornati, così potete chiedere uno sconto”, è proprio vero e la gente, pensando che sia un colpo di fortuna, che altri non hanno, sarà più portata a dire di sì. Teatro, insomma. Ma il pericolo che viene delineato non c’è».
Ma non sarebbe facile anche vendere un prodotto in maniera truffaldina o, in ogni caso, difforme da quello che realmente è? Antonio chiarisce: «No, perché, tra le carte che loro hanno, c’è sempre un foglio in cui l’offerta viene descritta in tutti i dettagli. Inoltre, abbiamo sempre il diritto di farci rilasciare una copia del contratto ed il contatto dell’azienda che li manda, cui possiamo chiedere informazioni».
Occhio, infine, ai possibili equivoci: se un venditore di energia elettrica si presentasse a casa di un cittadino di Trani e dicesse “servizio elettrico”, «non sta dicendo che è dell’Amet – chiarisce Antonio -. L’Amet è l’unica azienda a distribuire la corrente in città, ma tante sono quelle che la vendono». , e non va fatta, quindi, nemmeno confusione tra una cosa e l’altra).
Altro possibile equivoco: perché un’azienda, della quale sono già cliente, mi manda persone? «Perché quasi sempre i promoter non sanno se la persona che si trovano davanti sia già cliente della loro azienda. E poi, quasi sempre, le offerte di queste aziende riguardano “luce e gas tutto compreso”. Se si è già clienti su uno dei due “rami”, chiaramente ti offrono di diventarlo anche sull’altro».
In altre parole, potremmo aprire la porta, ma certamente dovremmo aprire gli occhi: «Si valutino le offerte per quel che sono – conclude Antonio -, perché, in alcuni casi, convengono davvero. Chiudersi a riccio e non ascoltare nessuno, non è utile alle nostre tasche».
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L'intera lettera aperta dell'ex addetto alle vendite del gas, Antonio C., è sul nuovo numero de «Il giornale di Trani», in edicola.
