Un palazzo a due piani a forma di «L», con seminterrato, per una superficie più ampia di quella dell’adiacente castello svevo. Questo, in sintesi, il progetto per la costruzione di un nuovo edificio, da adibirsi a sede di uffici giudiziari, da realizzarsi nell'area dell’ex distilleria Angelini, ora di proprietà delle imprese Guastamacchia, di Ruvo di Puglia, e Debar, di Bari. In altre parole, per la prima volta l’invocata cittadella giudiziaria avrebbe un volto.
La presentazione del progetto di massima, con tanto di tavole ed allegati, è avvenuta ieri in un incontro che ha visto, intorno al tavolo, oltre i proprietari del suolo e promotori del progetto, il presidente del Tribunale di Trani, Filippo Bortone, il sindaco, Gigi Riserbato, il dirigente dell’Ufficio tecnico, Claudio Laricchia, un rappresentante della Soprintedenza.
L’ente di tutela avrebbe già chiesto ed ottenuto garanzie sul rispetto dei volumi consentiti, in conformità agli edifici circostanti e relativo pregio: non soltanto il castello, ma anche cattedrale e centro storico: per questo motivo l’edificio non dovrebbe eccedere i tre piani. Non è dato conoscere, invece, se ed in quale misura il progetto preveda altre strutture, annesse a quella pubblica, che ricadano nell’interesse dei proponenti il progetto.
In ogni caso, dovrebbero esservi spazi sufficienti per risolvere l'annoso problema dell’edilizia giudiziaria a Trani, soprattutto alla luce dell’accorpamento in corso, a Trani delle sedi periferiche del Tribunale. Difficile ipotizzare i tempi, ma, almeno, da oggi, non si parla più di aria fritta.
