La nostra rubrica "Una strada, tante storie" (in collaborazione con il maresciallo Giuseppe Giusto, grazie al suo volume "Trani, tante strade, tanta storia" edito dalla tipografia Landriscina nel 2003 per il C.R.S.E.C.) prosegue con via Nicola Marchese.
Da via Maraldo da Trani a via Anseramo da Trani. L'intitolazione di questa strada avvenne con deliberazione comunale n.43 del 5 aprile 1956. Nicola Marchese (Trani, 6-10-1858 - Roma, 9-4-1910). Poeta tranese, ebbe l'appellativo di "Cantore di Roma" per le belle liriche dedicate alla città eterna della quale divenne cittadino d'elezione.
Ebbe una vita segnata da eventi dolorosi: la perdita della prima moglie Evelina Dell'Agli-Cetti ed il figlioletto, dopo appena due anni dal matrimonio, durante un'epidemia di colera (1886); poi la morte del figlio Peppino di due anni della seconda moglie Caterina Conti, che aveva sposato nel 1891, la quale perì dopo pochi anni (1907). Da questo matrimonio, oltre al secondo figlio Peppino, nacquero anche Lidia (1894) a Roma e Renata (1904) a Perugia, dove si trasferì per un breve periodo.
Tali luttuosi eventi lo resero triste ed introverso, trovando appagamento nella composizione di bellissime liriche. Nel 1908 si risposò una terza volta. La terza moglie fu Amelia De Camillis, la quale gli dette un figlio, Fulvio, nato a Roma nel 1909. Il Marchese, discendente da una famiglia patrizia tranese per parte di madre (Marianna Antonacci) fu, giovanissimo, istitutore nel Collegio Davanzati di Trani.
A tal proposito, si ricorda che il Consiglio Comunale, il 26 ottobre 1877, approvando la delibera dell'incarico, fissò la retribuzione di 480 lire, oltre l'alloggio ed il "trattamento".
Dopo la sua morte le sue poesie furono raccolte in un volume dal titolo "Le liriche di Nicola Marchese" e diviso in tre parti: "Varie", "Roma", "Ultime", fu stampato nel 1911 dalla Tipografia editrice V. Vecchi di Trani per interessamento di suo cognato, il noto avvocato tranese Ignazio Sarlo, a spese del Comune di Trani. Nel 1955 il Comune di Roma appose una lapide con la sua effige sulla facciata della casa che lo ospitò in via M. Fanti, e intitolò una via della capitale al suo nome. Tra i versi dedicati a Trani, bellissimi quelli dedicati alla Cattedrale ed al suo campanile ed un sonetto a Trani "maestra di diritto".
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