Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, al termine di un'udienza durata un paio di ore, si è riservato la decisione in merito alla richiesta della Procura pugliese di interdizione dell'esercizio dell'attività imprenditoriale per Cmc, la cooperativa ravennate al centro dell'inchiesta sul cosiddetto "porto fantasma" di Molfetta (Bari).
L'accusa si è riportata integralmente all'ordinanza relativa alle misure restrittive applicate il 7 ottobre in seguito alle verifiche di Guardia di Finanza e Corpo forestale dello Stato. In particolare è stato sottolineato che Giorgio Calderoni, il manager Cmc finito ai domiciliari e di recente tornato in libertà, non poteva agire solo nel proprio interesse e quindi la Cmc sarebbe coinvolta nel caso.
La memoria difensiva (avvocati Filippo Sgubbi di Bologna ed Ermanno Cicognani di Ravenna) si fonda invece sull'organizzazione di Cmc, sul mancato coinvolgimento dei vertici, sul ruolo ritenuto non apicale di Calderoni e sul fatto che questi si rapportasse non alla cooperativa ravennate ma alla società operativa, la Molfetta Newport con sede a Ravenna, tutelata dall'avvocato ravennate Maurizio Taroni e per la quale è stata chiesta la stessa misura interdittiva.
Tra i 62 indagati, oltre al presidente di Cmc, Massimo Matteucci, all'amministratore delegato Dario Foschini e a vari tra dipendenti e manager della coop romagnola, figura anche il senatore Pdl Antonio Azzolini, all'epoca dei fatti contestati sindaco del Comune.
