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Corrado: «Non mi sento organico a quest'amministrazione». Riserbato: «Nessuno è ancora fuori, ma serve gioco di squadra»

«Se mi sento un consigliere di maggioranza o di minoranza? Di sicuro non mi sento organico ad un'amministrazione di cui non condivido l'operato. In questo momento sono in panchina, non chiederò nulla, ma sarò di pungolo perché si cambi il modo di amministrare: non posso fare parte di questa amministrazione fino a quando non si darà una svolta a questa città. E voglio precisare che non ho nulla contro il sindaco, ma lui mi sembra un uomo lasciato solo al governo della città». A parlare è Beppe Corrado, consigliere comunale e provinciale in questo momento di sempre più difficile collocazione: il suo partito, il Pdl, è ormai un entità quasi astratta e, soprattutto, il suo rapporto con la maggioranza, a Trani, appare quanto mai incrinato.

Eppure, proprio a Corrado, che oggi si sta ribellando a tutta una serie di situazioni, molti chiedono retoricamente dove fosse prima: non aveva fatto anche lui parte di quella stessa maggioranza? «Certo che c'ero – risponde -, ma a me non piace gioco dello scaricabarile. Gli errori ci sono stati e dovevamo correggerli, mentre qui si è distrutto tutto fra progetti ed uomini. Prima c'era una squadra ed un patrimonio umano da salvaguardare, adesso faccio fatica a trovare l’una e l’altro. A Barletta il sindaco Cascella ha approvato nove milioni di debiti fuori bilancio e li ha riconosciuti in consiglio comunale senza fare polemiche contro chi c'era prima di lui: questo è un modo corretto di amministrare».

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è caduta durante l’ultimo consiglio comunale, quando Corrado abbandonava l’aula durante un suo stesso intervento. «Stavo proponendo una serie di emendamenti sul Piano delle alienazioni – spiega -, per la vendita delle case alloggio in via Papa Giovanni, immobili in piazza Mazzini e piazza Domenico Sarro, terreni. Da lì avremo recuperato almeno tre milioni di euro. Mi sembra strano che su questo la mia voce sia rimasta isolata e, anzi, abbia sentito cose che, purtroppo, mi hanno ferito non poco».

Il riferimento è al sindaco, Gigi Riserbato, per parole, dette fuori microfono, su cui vi sono varie interpretazioni. Il primo cittadino chiarisce: «So che il consigliere Corrado sarebbe dovuto andare via in ogni caso, e me lo aveva comunicato prima. Il diverbio è stato frutto di un malinteso, avvertito un momento di sconforto e disagio. Ma non vi era nulla di personale: in fondo stava presentando emendamenti su un piano delle alienazioni particolarmente complesso mentre, ormai, ci troviamo a due mesi dalla fine dell’anno. Il mio momentaneo risentimento era legato soltanto a questa considerazione».

Ma chi, della maggioranza, come Corrado, non ha votato il bilancio, ne è fuori? «Non è questo il momento di parlare di chi sia dentro o fuori – risponde Riserbato -, anche perché alcuni assenti erano pienamente giustificati. Però voglio sentirmi con i segretari delle forze politiche perché si faccia chiarezza e si comprenda che qui non si va avanti con l'individualismo, ma si deve fare gioco di squadra. E chi fa gioco di squadra non stravolge, ma costruisce».


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