«Non vorrei più si verifichino fatti violenti nel calcio. A maggior ragione, desidererei che Molfetta-Trani sia soltanto una gran festa di sport. Invito i miei concittadini a seguire la squadra e limitarsi a sostenerla, evitando di cercare stupide vendette, ammesso e non concesso che l'Osservatorio autorizzi la trasferta. La vendetta, nello sport, non esiste».
A parlare è Alessandro Di Ronzo, il tifoso tranese che il 2 maggio del 2010, proprio a Molfetta, nell’ultima gara tra la squadra locale ed il Trani disputata in quello stadio, perse l'occhio in seguito al lancio di una sbarra metallica da parte di un soggetto mai identificato.
Cinque operazioni e tante sofferenze, per salvare almeno l'estetica dell’occhio offeso, perché la vista, purtroppo, non sarebbe più tornata. Alessandro guarda a quel momento ancora con dispiacere, ma anche come un'occasione servita a tanti altri per riflettere. «Il mio incidente, forse, è stato utile a mitigare la stupidità di tante persone. Mi fa piacere che oggi i tifosi del Trani siano più maturi e mi auguro lo stesso per tutti gli altri, a cominciare da quelli di Molfetta».
Domenica prossima, a Molfetta, Alex non ci sarà. La sua scelta è stata chiara: mai più trasferte, ma solo partite in casa. E qui, per fortuna, il giovane tifoso tranese si sente a casa sua: «Sto ammirando la nuova società del Trani, brave persone che stanno favorendo, con loro iniziative domenicali, un afflusso allo stadio di bambini e donne come non si era mai visto prima. Questo è il calcio che mi piace e che dovrebbe piacere a tutti».
Rimpianti? Amarezze? Alessandro si sarebbe aspettato di più proprio da Molfetta: «Dispiace che nessuno, da lì, si sia ancora fatto sentire, né la dirigenza di quel tempo, né l'amministrazione comunale di allora. Non ho mai ricevuto un gesto di vicinanza da parte loro sia nell'immediato, sia successivamente. Eppure ho dovuto abbandonare il lavoro e donare l'attività di famiglia a mio fratello, che a sua volta ha dovuto lasciare il suo per non chiudere un'attività storica di Trani quale è stata la nostra. Senza poi considerare tutte le spese mediche, tra operazioni e viaggi. Ma, ormai, è acqua passata. Adesso – conclude Alex - pensiamo solo ad andare avanti».
Con l’ottimismo e la forza d’animo che hanno sempre sostenuto questo esemplare ragazzo e chi gli è stato sempre vicino. Virtù che gli valsero, il 30 luglio del 2010, una più che meritata civica benemerenza dal sindaco dell’epoca, Pinuccio Tarantini. La ritirò suo padre, giacché lui, intanto, quella sera era sotto i ferri per l’ennesima operazione.
