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Estati di Trani 2005 e 2006, per cinque imputati chieste pene per complessivi quindici anni. In nove verso l'assoluzione

Cinque richieste di condanna e nove di assoluzione. Così il pubblico ministero, Antonio Savasta, nel processo sulle “Estati tranesi” 2005 e 2006. Agli imputati venivano contestati i reati di abuso d’ufficio, concussione e violazione del Decreto legislativo 74/2000, al fine di evadere le imposte sui redditi e l’Iva, indicando nella dichiarazione annuale relativa a queste imposte elementi passivi fittizi.

Ebbene, Savasta ha chiesto la condanna a 5 anni di reclusione per l’ex sindaco, Giuseppe Tarantini, a 3 per i presidenti dell’epoca di Amiu ed Amet, rispettivamente Claudio Squiccimarro e Alfonso Maria Mangione, come pure per l’ex assessore comunale alle finanze, Sergio De Feudis. Minore la pena richiesta, 1 anno e 6 mesi, per l’ex assessore al turismo, nonché vice sindaco, Mauro Scagliarini.

Il pubblico ministero ha, invece, chiesto l’assoluzione, per la ritenuta assenza dell’elemento psicologico dei reati rispettivamente contestati, nei confronti dell’ex presidente del consiglio comunale ed ex direttore generale, Carlo Laurora, dell’ex consigliere comunale Leonardo Marinaro, nonché per gli ex assessori Savino De Toma, Giuseppe Laricchia, Giovanni Cozzoli, Giacomo Ceci, Filomena Lorizzo e Nicola Quinto, come anche per l’ex presidente di Amet iniziative e gestioni speciali, Sabino Antonino.

I fatti si riferiscono al primo mandato del sindaco Tarantini. Secondo l’accusa, nel 2005 sarebbero stati spesi 916.030 euro, nel 2006 730.681 euro, somme ritenute «di molto eccedenti le disponibilità finanziarie del Comune, pari rispettivamente ad euro 171.711 ed euro 300.000, riversando sulle citate aziende, anche con l'apporto di minacce ed atti fraudolenti, la differenza tra quanto già legittimamente disponibile nelle casse comunali ed il costo effettivo dell'intero programma. Così operando hanno contribuito alla formazione di un debito fuori bilancio, che ad oggi si stima in oltre 6.000.000 di euro, nonché a depauperare il patrimonio delle stesse aziende pubbliche, i cui riflessi negativi si riverberano, da ultimo, sull'intera collettività tranese che è chiamata a pagare maggiore oneri a fronte di identici servizi».

Nella prossima udienza, il 28 novembre, la parola passerà alla difesa.


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