Gli accorpamenti del Tribunale da una parte, la «spending review» dall'altra. Il risultato sono sei stanze, per complessivi 180 metri quadrati, che entrano subito nella disponibilità del Comune di Trani, e quindi degli Uffici giudiziari, per fronteggiare le sempre più pressanti esigenze di spazi in cui amministrare la giustizia in città dopo la chiusura delle sedi periferiche del circondario.
È questo lo spirito con cui il dirigente della terza ripartizione, Grazia Marcucci, ha approvato una determinazione con la quale modifica lo schema di contratto dell’unità immobiliare, denominata palazzo Nigretti, di proprietà dell'impresa Lalli, per esigenze degli uffici giudiziari, in attuazione della riforma dettata dal decreto legislativo numero 155 del 2012.
Si tratta, in particolare, di uno dei due immobili privati in cui si amministra la giustizia a Trani. La palazzina, ubicata in via Cavour 83, dal 2002 ospita la Sezione lavoro e gli Uffici del giudice di pace. Ebbene, alla luce della cosiddetta «spending review», il Comune di Trani aveva già fatto sapere all'impresa Lalli che si sarebbe resa necessaria una nuova negoziazione del canone al ribasso, nella misura del 10 per cento. La controproposta dell'impresa è stata di annettere, ai locali già concessi in locazione, altre sei stanze al piano terra dello stesso palazzo Negretti (nei locali che un tempo furono della storica «Tipografia Vecchi»), per complessivi 180 metri quadrati.
In questo modo si è, con reciproco favore, deciso di confermare il canone attuale, con l’aggiunta dei sei locali. Gli stessi, molto probabilmente, saranno utilizzati a partire dal prossimo mese di aprile, quando la seconda parte della riforma sugli accorpamenti dei tribunali disporrà la chiusura degli Uffici del giudice di pace ancora presenti nelle altre città del circondario di Trani.
L’altra struttura privata condotta in locazione per conto del Tribunale, nella quale però hanno sede esclusivamente gli archivi degli Uffici giudiziari, è in via Papa Giovanni XXIII ed appartiene all'impresa Di Bari. Anch’essa, a quanto s’è appreso, si appresterebbe anche se ad essere oggetto di nuova negoziazione, anche in questo caso con l’annessione di nuovi locali a quelli già utilizzati, e pure in questa circostanza confermando lo stesso canone di locazione attualmente versato.
