Potrebbe ancora restare aperta la vicenda dei cosiddetti «contatori d'oro» all’Amet. Infatti, quantunque assolto, l'ex presidente ed amministratore delegato dell’ex municipalizzata, Alfonso Maria Mangione, invoca la formula piena. Al momento, invece, l’assoluzione è «per prescrizione» dall’accusa di abuso d’ufficio.
Così s’è concluso il processo dinanzi al Tribunale di Trani, iniziato nel 2010 e che ha visto il collegio accogliere la richiesta di assoluzione, per decorrenza dei termini e conseguente estinzione del reato, chiesta dal pubblico ministero, Antonio Savasta.
Peraltro, la difesa, affidata all’avvocato Enzo Papeo, aveva invocato l’assoluzione piena «perché il fatto non sussiste». All’esito della lettura delle motivazioni del Tribunale, il difensore di Magione deciderà se impugnare o meno la sentenza di primo grado e, dunque, richiedere l'assoluzione piena, e nel merito, per il suo assistito.
Va ricordato che, il 23 novembre 2009, il giudice per l'udienza preliminare, Angela Schiralli, aveva pronunciato il «non luogo a procedere» per Vincenzo Piizzi, funzionario addetto dell’Ufficio affari generali e settore commerciale di Amet, prosciogliendolo così dall'accusa di concorso in abuso d'ufficio.
Secondo l’accusa, l’acquisto dei nuovi contatori digitali di Amet non solo sarebbe avvenuto con una trattativa sostanzialmente privata, anziché una gara pubblica, ma, così facendo, la spesa sarebbe risultata esosa, sicuramente non congrua e tanto meno conveniente se rapportata ad analoghe forniture che altre aziende elettriche comunali italiane avevano ottenuto dallo stesso interlocutore, l’Ibm.
